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Frisella: la ricetta della tradizione e del colore, un piatto ricco di storia

Non chiamatelo pane duro, altrimenti il concetto sembrerebbe negativo, quando in realtà siamo di fronte ad una gustosa ricetta della tradizione. Il biscotto secco, bagnato, arricchito con olio, pomodoro e mozzarella, è quanto di più buono la nostra cucina possa offrire.

Signori e signori ecco la frisella. Si racconta che la frisella prenda il suo nome dal latino “frendere” – “ridurre in piccoli pezzi” – da cui proviene l’aggettivo friabile. La storia narra che fosse indicato come il pane dei viaggiatori e dei pescatori, di chi andava per mare e avesse bisogno di un certo approvvigionamento di cibo senza rischiare di farlo “scadere”.

La frisa poteva essere conservata per lunghi periodi e ciò la rendeva una valida alternativa al pane, inoltre si potevano inzuppare le fette dure direttamente nell’acqua salata per ammorbidirle e insaporirle.

Alcune leggende popolari fanno risalire le origini della frisa al periodo dei Crociati che partivano dai porti del sud Italia per raggiungere la Terra Santa con una “collana di friselle”!

In estate con il caldo ti consiglio di prepararti una frisella come piatto unico, uno spuntino fresco e saporito, altrimenti puoi gustarla come antipasto in porzioni più piccole!

Le fette si mangiano morbide e condite, devono essere prima immerse in acqua fredda. Poi puoi guarnirle e gustarle in diversi modi: con il pomodoro, con il tonno, con la mozzarella, con le alici o con le verdure e i legumi e naturalmente condirle con sale, olio ed erbe fresche.

Esistono produttori che conservano ancora oggi la tradizione della panificazione “secca” con la cottura in forni a legna di pietra, un processo di lavorazione tipico e naturale di un’Italia che regala ogni giorno un cibo sano e genuino prodotto soprattutto da tanta passione.

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