La penisola delle Eccellenze

Una piccola produzione antica e di pregio nel cuore delle Marche

Articolo di Saula Giusto

Qualche giorno fa, complice l’acquisto di un chilo di fragole freschissime, che mi avevano attirata al banco frutta con il loro profumo, come fosse un canto di sirene, ho deciso di fare un gelato fatto in casa (senza gelatiera!) e tentare un abbinamento con una bottiglia di “Vernaccianera”, la Vernaccia Nera di Serrapetrona DOCG dell’azienda Terre di Serrapetrona.

Volete sapere come è andata? Non vedo l’ora di raccontarvelo, ma prima ci tengo a spendere due parole su questo vino antico, che in pochi producono e ancor meno conoscono, radicato nelle tradizioni profonde e particolari di uno dei tanti territori italiani preziosi, da scoprire, in provincia di Macerata.

La Vernaccia di Serrapetrona è uno dei due vini a denominazione di origine controllata e garantita della Regione Marche. E’ prodotta con il vitigno autoctono vernaccia nera, coltivato oggi solo nella piccola area dell’entroterra di Macerata, in cui si è stata serbata testardamente questa varietà, preservandola dal rischio d’estinzione.

Grappolo di Vernaccia Nera

La recente DOCG (del 2004) deriva dalla modifica del disciplinare del ‘71, che riconosceva l’etichetta DOC ad un vino spumante la cui storia si perde nel passato, rimasto nelle tradizioni enoiche della popolazione e dei produttori di Serrapetrona. Oggi sono pochissimi i vigneti che posso far parte della DOCG: appena 45 ettari.

Per quanto riguarda l’origine, non è certa ma, senza dubbio, è antica e intrecciata alle leggende storiche del luogo: il Conti, nella “Storia di Camerino e dintorni”, cita che, nel Medio Evo, un polacco al soldo di truppe mercenarie, attratto dalla Vernaccia prodotta nella zona esclamasse: “Domine, Domine quare non Borgianasti regiones nostras” (“Signore, Signore, perchè non hai fatto le nostre terre come Borgiano” – parlando della odierna frazione del Comune di Serrapetrona).

La documentazione scritta di questo prodotto è più recente, rispetto alla sua presenza antichissima sul territorio: il vino di Serrapetrona viene citato nel 1875 in un bollettino ampelografico dell’allora Ministero dell’Agricoltura, in cui si dichiara l’ottima vocazione alla produzione di vini da tavola del vitigno Vernaccia Nera di Serrapetrona. Dello stesso periodo sono i documenti che citano la Vernaccia quale migliore fra quelle coltivate nell’area centrale delle Marche.

Il metodo di vinificazione di questo vino (prodotto con uve Vernaccia Nera almeno all’85%; il restante 15% può provenire da vitigni a bacca rossa ammessi nella Provincia di Macerata. ) è particolare, unico e prevede 3 fermentazioni e rifermentazioni successive: il 60% delle uve viene vinificato subito dopo la vendemmia, il restante 40% (da uve 100% Vernaccia Nera) subisce un curioso appassimento su graticci (con i grappoli legati, tradizionalmente, due a due). Successivamente, entro la metà di gennaio, l’uva appassita viene pigiata, fermentata e unita al vino base. Ha inizio a questo punto l’ultima fermentazione naturale, con presa di spuma, per ottenere un vino unico e raro.

Vernaccia era in appassimento

Può essere prodotto nella versione secca e nella tipologia dolce, decisamente più particolare e tradizionale.

Questa DOCG può essere prodotta in un territorio molto circoscritto: nell’intero comune di Serrapetrona e in parte dei comuni di Belforte del Chienti e San Severino Marche (Provincia di Macerata).

Vigneti di Terre di Serrapetrona

Per quanto riguarda Terre di Serrapetrona, sorge nel cuore della denominazione, proprio nel comune di Serrapetrona, sui colli maceratesi, a 500 metri sul livello del mare. Le vigne dominano le valli incontaminate che si snodano dai Monti Sibillini fino al Mare Adriatico, arroccate su ripide colline. La Tenuta nasce proprio con la volontà di far rivivere la Vernaccia Nera, questo vitigno unico e raro, coltivato da sempre in questo stretto lembo di terra. Condotta dalla Famiglia Graidi, ormai arrivata alla quarta generazione, mira alla massima qualità, sempre rispettando la tradizione. Un progetto di recupero che inizia dalle vigne, alla riscoperta delle profonde tradizioni e del legame con la gente del luogo, nel rispetto dell’unicità e ricchezza unica del territorio.

Per ulteriori info: https://www.terrediserrapetrona.it/it/

Ecco le mie note di degustazione:

Uve 100% Vernaccia Nera

Rosso rubino carico, riflessi porpora, di moderata effervescenza.

Al naso ‘pungente’ e leggermente vinoso: visciole e mirtilli quasi acerbi, caramella ai frutti di bosco, sciroppo di cassis, una leggera iquirizia dolce e una nota di mirto. Al palato è rispondente, moderatamente dolce, fresco, sapido, caldo, vellutato, dal tannino accennato ma ben percepito, che presenta il conto nel finale. Lascia un buon sapore di visciola dolce e leggera liquirizia, di buona persistenza.

L’impressione è quella di aver bevuto un vino delle feste del paese: il ‘vino buono’ che ogni famiglia teneva gelosamente in cantina, pronto per le giuste occasioni, che ricorda il convivio, la famiglia, l’amicizia. Magari non raffinato, ma sincero, schietto, che piace a tutti.

Gelato panna e fragole senza gelatiera

L’abbinamento con il gelato di fragola è gradevole ma, onestamente, non perfetto: il vino ha fatto il suo dovere pulendo bene il palato dalla grassezza, grazie ad acidità ed effervescenza, ma il tenore zuccherino del gelato sovrasta un po’ la dolcezza contenuta della Vernaccia.

Per chi fosse interessato, ho fatto il gelato di fragole così:

Ingredienti: 500 g. di fragole freschissime e profumate; 500 g di panna da montare zuccherata; 500 g di latte condensato fatto in casa (sul web si trovano centinaia di ricette; io ne ho scelta una fatta in 20 min., senza burro, con latte intero, in cui si aggiunge un po’ di amido di mais, estratto di vaniglia, un pizzico di sale e zucchero a velo).

Procedimento: ho fatto raffreddare bene latte condensato e panna, frullato finemente le fragole, montato a neve ferma la panna e mescolato delicatamente tutto fino ad amalgamare bene. Ho messo tutto in vaschetta e surgelato per almeno 5 ore. Prima dell’assaggio lasciare a temperatura ambiente una ventina di minuti.

Tornando all’abbinamento, meglio optare per dolci secchi con, magari, marmellata di visciole per richiamarne i sentori o spolverizzati di cacao amaro. In alternativa, opterei per qualche formaggio semistagionato; un salame saporito e grasso; o, provocatoriamente, con un secondo di cucina etnica, condito con soia (un bel pollo alle mandorle o maiale in salsa teryaki); o, perché no, con wanton fritti ripieni di maiale!

Non vi resta che provare!