La penisola delle Eccellenze

Articolo di Saula Giusto

Ieri sera nuova coccola: abbiamo stappato uno dei tre Praedium Lagrein Riserva Mantsch 2002, di Colterenzio (annata ormai introvabile) presenti nella mia cantina! Dopo più di un mese di quarantena e l’intera famiglia sull’orlo di una crisi di nervi, anzi, non più sull’orlo, mi sembrava proprio il caso; complice anche una giornata piena di sole, ma freddina.

Ho abbinato questa meraviglia ad uno spezzatino, accompagnato da una bella polenta taragna condita solo con un po’ di sale. Per chi fosse interessato alla ricetta dello spezzatino: prima soffritto in sedano, carota cipolla, l’ho stracotto con un bicchiere dello stesso vino, acqua calda, una punta di concentrato di pomodoro, poi aromatizzato con ginepro, chiodo di garofano e noce moscata e lasciato a sobbollire pianissimo per circa due ore.

Stavolta con l’abbinamento ho fatto centro e sono stata promossa dal resto degli adulti presenti in casa, fatto non scontato, vi assicuro!

La Cantina Colterenzio è oggi un’importante cooperativa vinicola, composta da circa trecento soci.

La storia racconta che nel 1960 28 vignaioli di Colterenzio, nei pressi di Appiano, fondarono questa cooperativa, ribellandosi all’egemonia dei vinai di allora. Questi ‘ribelli’ diedero alla neonata realtà il nome della propria terra, il piccolo borgo di Schreckbichl (Colterenzio), da subito perseguendo, nella produzione, alti standard qualitativi.

Nel 1979 fece ingresso in azienda, come direttore, Luis Raifer, che puntò ancora di più all’eccellenza, in un’epoca, gli anni ’80, in cui anche in Alto Adige la produzione era generalmente poco più che mediocre.

Raifer, anch’egli viticoltore, riconobbe l’enorme potenziale dell’Alto Adige e puntò tutto sulla grande vocazione del terroir e la capacità dei viticoltori altoatesini; la storia gli ha dato ragione.

Come prima cosa, nel suo podere “Lafóa”, un dorso montano baciato dal sole, sostituì le viti della Schiava con quelle di Sauvignon e, successivamente, di Sauvignon Blanc. Qui introdusse, inoltre, la pratica delle rese bassissime, rara all’epoca. Il trend di produrre eccellenza venne trasmesso a tutti i soci, unito alla sperimentazione di qualità con nuove varietà di vite, oltre a quelle autoctone.

Oggi il trend si è concretizzato su tutta la produzione, grazie all’attività dei 300 vignaioli, soci della Cantina Colterenzio, che con le loro famiglie lavorano tutto l’anno nei vigneti per conferire uve pregiate e produrre viti eccellenti. Colterenzio si riassume in 300 soci, 300 ettari di vigneti tra i 230 e i 650 metri, 14 varietà, 65% vini bianchi, 35% vini rossi.

La vinificazione e l’affinamento dei loro vini avviene a ritmi molto lenti, perché nei tini d’acciaio e nelle botti di legno, i vini hanno bisogno di potersi sviluppare in tutta tranquillità per raggiungere un aroma pieno ed un’elegante raffinatezza.

Per l’abbinamento, stavolta mi sono proprio applicata, scegliendo soprattutto partendo dalla complessità di struttura ed aromi del piatto principale, lo spezzatino, che era anche untuoso e succulente, oltre che bello saporito!

Dopo una bella sbirciata nella mia cantina e alla ricerca di una valida ispirazione, mi è apparso, stile cometa la notte di Natale, questo splendido Praedium Lagrein Riserva Mantsch 2002, di Colterenzio…e ho capito di aver trovato ‘la quadra del cerchio’!

La linea Praedium prende il nome dal “praedium” romano, il podere singolo, una nomenclatura radicata nella cultura vitivinicola, portata avanti per generazioni dalle famiglie della zona. È in questi vigneti storici, siti in zone particolarmente vocate per la coltivazione di ciascun vitigno, che questi vini prendono forma, dopo un’attenta vinificazione ed un accurato affinamento. L’Alto Adige Lagrein Riserva DOC “Mantsch” di Praedium Colterenzio, prodotto sui terreni alluvionali di Gries, si esprime con complessità e delicatezza, mineralità e ed eleganza. Un rosso aggraziato e fine, ricco e disteso, grande espressione del più importante dei vitigni autoctoni altoatesini.

Uve 100% Lagrein. Fermentazione sulle bucce a 28-30° C in acciaio. Rimontaggio cauto di bucce e succo per un’ottimale estrazione del colore. Il vino fermenta per 1/3 in barriques e 2/3 in tini di legno da 35 hl per circa 12 mesi, a cui seguono altri 12 mesi di maturazione in bottiglia.

Rosso scurissimo, impenetrabile, unghia granato, molto consistente. Al naso e’ intenso, penetrante, ti avvolge in un abbraccio fatto di cassis, mirtillo, mora e prugna maturi; poi cioccolato molto fondente, tabacco scuro, rosmarino, bacca di ginepro, noce moscata, grafite, su un finale lievemente balsamico. Tutti gli aromi sono fini, distinti, ma fusi allo stesso tempo. Una meraviglia. Al palato e’ un dandy: perfettamente in bilico tra sontuosita’ ed eleganza, è vellutato, caldo, sapido, morbido, ma ancora decisamente fresco, tanto da non stancare mai; regala inoltre un frutto ancora integro, una retroattiva puntuale e netta e un finale di una persistenza lunga, lunga e ancora lunga, che sa di tabacco e ginepro. Ha retto splendidamente lo spezzatino, che risultava ancora più gradevole sorseggiando il vino, di cui enfatizzava gli aromi.

In poche tecniche parole? Mamma mia che buono!!