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Albicocca vesuviana: tesoro inestimabile di una terra infinita

L’albicocca vesuviana (Indicazione Geografica Protetta) è una varietà originaria della Grecia. Sembrano essere stati introdotti in Italia dagli antichi romani, che ne coltivarono i primi esemplari nelle fertili vallate intorno al Vesuvio. Le antiche origini di questa albicocca sono documentate negli scritti di Plinio il Vecchio nel I secolo d.C. Vengono anche in un documento del 1583 dello scienziato napoletano Gian Battista Della Porta, che ne descriveva la coltivazione e distingueva tra le Bericocche, tipo più tondeggiante a polpa bianca, e le Chisomele, a polpa giallo dolce.

Col tempo il termine Chrisomole divenne il nome comune delle albicocche nel dialetto napoletano. Da notare che la denominazione di albicocca vesuviana si riferisce in realtà a circa 100 varietà autoctone, tutte coltivate intorno al Parco Nazionale del Vesuvio. Di queste, le varietà più conosciute sono la Pellechiella per la loro dolcezza, e il Vitillo, per la loro acidità. La sontuosità dell’albicocca vesuviana dipende dalla durata della raccolta. Dura 40-60 giorni, dalle prime 2 settimane di giugno fino all’ultima settimana di luglio.

Il modo migliore per gustare l’albicocca vesuviana è proprio come vuole la natura. Conservali in un luogo fresco, ma non refrigerarli. Il fatto che siano così delicati è il motivo per cui sono spesso usati per fare il succo. Ma una parte del raccolto viene messa da parte per essere essiccata, candita o trasformata in marmellata.
Il pasticcere Alfonso Pepe ha ideato una variante del panettone, il classico dolce natalizio, realizzando una versione estiva ripiena di albicocche vesuviani. E non è solo per i dolci: il loro leggero sapore rende le albicocche un ingrediente perfetto per salse e contorni di carni rosse. Luigi Acciaio, pizzaiolo di quinta generazione e presidente dell’Associazione Pizza Napoletana Gourmet, è noto per la sua pizza da dessert a base di albicocche del Vesuvio.

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