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Alla riscoperta dei rituali della nostra romanità: le feriae, tra religiosità e storia

Le feriae erano festività religiose nella Roma antica celebrate solennemente nell’arco dell’anno, in onore di una divinità o ricorrenza religiosa. Tra questi, i rituali più importanti erano i Saturnalia, i Consualia, i Lupercalia e i riti della Bona Dea. Praticamente, nel mondo romano le “feriae” comprendevano ciascun giorno dell’anno dedicato al culto pubblico e privato: in tali giorni era proibito esercitare il potere giudiziario, convocare comizi o svolgere altre attività profane; consuetudine in parte conservata dal diritto canonico della Chiesa. Va senz’altro ricordato che il nostro “ferragosto” trae origine dal latino “Feriae Augusti”, cioè “Vacanze augustee”. L’imperatore Augusto, nel 18 a.c., proclamò il mese di agosto, il mese a lui dedicato, mese sacro in cui riunì le celebrazioni (Feriae) di tutte le divinità del calendario romano nell’arco dell’anno. L’editto di Augusto proclamava, inoltre, che quel periodo, oltre ad essere sacrale, era contemporaneamente di riposo, visto che ogni attività era preclusa poiché considerata nefasta. Di là, per riflesso, l’inizio dell’idea di un perido annuale considerato di svago e riposo. L’apoteosi delle antiche feriae augustee coincidevano con il quindicesimo giorno del mese, guarda caso con il nostro ferragosto, 15 agosto; evento importante per la romanità.

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