Alla scoperta del porceddu, il maialino sardo allo spiedo che fa impazzire i turisti

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Rappresenta in assoluto il piatto più richiesto di una terra straordinaria, che pure riesce a donare ai suoi turisti, ai suoi tanti visitatori, una varietà incredibile di possibilità, a partire dai doni di un mare meraviglioso, arrivando ai prodotti della terra che hanno pochi termini di paragone: eppure nella nostra bellissima Sardegna, isola delle meraviglie, continua a essere il maialino, meglio conosciuto come porceddu, la pietanza più famosa di cui nessuno farebbe a meno quando fa tappa da queste parti. Pochi ingredienti, un prodotto unico che cucina ore e ore nel suo stesso grasso. Una pelle croccante, una succosità legata a quel grasso buono che trasforma in golosi anche i più affezionati della cucina salutista. Di fronte al maialino non c’è dieta che tenga. Devi viverlo, gustarlo, amarlo fino all’ultimo morso. Paradossalmente non era un piatto molto diffuso in quanto il maialino sardo era considerato una vera e propria leccornia che si poteva mangiare solo una volta ogni tanto. Questo perché chi possedeva un maiale in casa si guardava bene da uccidere un maialino appena nato (per preparare il maialino sardo non si può prendere un maiale qualsiasi, ma serve un maialino da latte con un’età compresa tra 40 e 60 giorni e deve avere un peso compreso tra 6 e 12 kg). Il maiale si teneva come un salvadanaio e veniva ucciso già grande per farci il sanguinaccio, lo strutto, le salsicce, e tutta una serie di prodotti da conservare durante la stagione. Solo chi aveva allevamenti di maiali, si poteva permettere  il maialino sardo arrosto. Il maialino sardo va cotto in verticale o orizzontale? Sono due modi diversi di cuocere alla brace, ma allo stesso tempo è un eterna sfida tra gli arrostitori. C’è chi preferisce la cottura verticale, con tempi di cottura più lunghi e c’è chi preferisce la cottura orizzontale che garantisce una cottura più uniforme. Una cosa è certa: per gustare un buon maialetto è essenziale rispettare la regola universale che mettono d’accordo proprio tutti: procurarsi un vero porcetto sardo, allevato all’aperto e che ha mangiato principalmente il latte dalla scrofa. Qua entra in gioco la salute della mamma e la sua alimentazione che deve consistere in cereali di qualità e magari di bacche e ghiande del sottobosco.

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