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Allevamenti di chiocciole: l’attività del momento in Italia, scopriamo il fascino di un lavoro particolarissimo tra cosmetica e ristorazione

Alla base di alcune nuove frontiere del Made in Italy agroalimentare, ci sono produzioni simbolo di territori lontani e che ormai sono diventati parte integrante dell’export alimentare italiano.

In particolare gli allevamenti di lumache a Cherasco vicino Cuneo in Piemonte esistono da tempo ma è negli ultimi cinque anni che hanno messo a segno un salto di qualità. Infatti, dal 2016 ad oggi gli allevamenti sono passati nella zona da 200 a 715 mentre il giro d’affari è balzato da 32 a oltre 350 milioni di euro con una superficie che riguarda ormai 1.150 ettari.

Se poi si conta l’indotto, le aziende diventano 1400 e gli addetti 9000. Infatti, la filiera della chiocciola va oltre il concetto di economia circolare puntando a ridurre al minimo gli sprechi lungo tutta la catena di lavorazione. Tutto si utilizza e si trasforma, dalla carne per l’industria alimentare e la ristorazione di alto livello, alla “bava” per creare prodotti cosmetici e medici sfruttando le proprietà nutrienti e antiossidanti del mollusco, agli intestini per l’alimentazione di altri animali, al guscio per i prodotti ortodontici e per gli scrub nei massaggi. Il successo di questo prodotto così di nicchia è legato alla definizione di un particolarissimo disciplinare di produzione che grazie all’uso di particolari tecniche e tecnologie innovative di allevamento ha trovato il modo di essere conosciuto come il “Metodo Cherasco” oggi esportato in 18 Paesi al mondo. In soli due anni il valore delle chiocciole è così schizzato da 3 a 5,5 euro al chilo (+83%).

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