Arte italiana: gli allievi della scuola di Giotto, il Cavallini

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Ci sono pittori, artisti straordinari, nella epoche della nostra Italia da Vivere, che non hanno lasciato all’umanità il segno tangibile dei maestri eterni.

Eppure il mondo dell’arte li consacra, li elogia come uomini di assoluta grandezza. Come personaggi facenti parte di periodi straordinari e protagonisti di opere che vale la pena raccontare, conoscere, trasmettere ai posteri, alle nuove generazioni. Dal momento che l’arte italiana è unica, è straordinaria.

E mai come in questo caso, in pieno periodo medioevale, parliamo di un artista nelle cui capacità si intrecciano una mano divina e il forte senso di religiosità del tempo.

Stiamo parlando di Pietro Cavallini, incredibile allievo della scuola di Giotto e di Cimabue. I dati biografici non sono certi: gli esperti indicano che potrebbe essere nato tra il 1270 e il 1321.

L’arte di Cavallini e le sue opere, di straordinario valore, imperniate sulla fede e la religiosità, ci raccontano di una nuova innata, che si può vedere e ammirare nelle citazioni naturalistiche della Nascita di Gesù, ma meglio ancora nella tridimensionalità del trono che appare dietro la Madonna spaventata dall’improvvisa apparizione dell’Arcangelo annunciante.

Queste architetture sono state messe in relazione con le opere di Giotto, ma in questo confronto Cavallini si dimostra diverso: le sue quinte architettoniche infatti sono dei semplici sfondi irreali, che, tranne rari casi (l’altare della Presentazione al tempio o il trono di Maria) non dialogano con i personaggi, che anzi sono decisamente sproporzionati. Inoltre la presenza di punti di vista diversi dà a queste prospettive intuitive un aspetto arcaico e impreciso.

In sintesi le capacità tecniche di Cavallini rompono decisamente con il passato, con l’addio alle forme ieratiche bizantine. Siamo di fronte all’adozione di modelli stilistici che provenivano dalla pittura e dalla scultura toscane, affiancando la scuola romana al clima gotico della pittura di Cimabue e alle prime esperienze di Giotto.

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