la penisola delle Eccellenze

I borghi rappresentano l’Italia più autentica: in questi piccoli centri, contraddistinti da case, vie e piazze che sembrano sospese nel tempo, resistono tradizioni secolari, mestieri antichi, ricette tramandate di generazione in generazione. E in generale uno stile di vita più a misura d’uomo.
Per questo i borghi, a qualunque latitudine e altitudine, sono la meta ideale per chi cerca sollievo dalla frenesia della vita quotidiana. Le piccole cittadine affacciate sul mare, inoltre, hanno il vantaggio di essere vivibili e visitabili senza mai prendere l’auto, con i relativi benefici in termini di inquinamento dell’aria e di benessere personale.

Carloforte è un borgo con una storia davvero unica: frequentata e abitata fin dai tempi dei Fenici, l’isolotto nel Sud Sardegna su cui sorge fu abbandonato per secoli, fino al Settecento. Nel 1738 fu colonizzata da liguri, originari di Pegli, che però arrivarono in Sardegna da Tabarka, in Tunisia, colonia di Genova. Per questo motivo a Carloforte si parla un dialetto – il tabarchino – molto simile al genovese, un’isola linguistica nell’Isola di San Pietro.

L’abitato del paese è anch’esso particolare, essendo stato progettato dall’ingegnere piemontese Augusto de la Vallée su incarico del re Carlo Emanuele III di Savoia, che aveva dato il consenso al trasferimento in terra sarda dei coloni liguri: il borgo fu quindi chiamato in suo onore Carloforte, ovvero il forte di Carlo.
L’influenza ligure è tutt’ora evidente, oltre che nel dialetto, anche nella cucina tabarchina: tra le specialità da provare ci sono delizie come il tonno rosso alla tabarchina, ma anche i “cassulli cu pestu”, la focaccia e la farinata, che qui chiamano fainò.

Nell’architettura del borgo, inserito nel club dei più belli d’Italia, si distinguono u Palassiu di inizio Novecento, oggi cineteatro Giuseppe Cavallera, e la chiesa della Madonna del naufrago, che accoglie la statua lignea venerata dai tabarchini, simbolo di fede e unione solidale della comunità. Molto sentita anche la devozione per san Pietro, protettore di corallari e tonnarotti, festeggiato solennemente il 29 giugno.

Sul lungomare merita uno scatto il monumento a Carlo Emanuele III, gruppo marmoreo di tre statue (1786) con al centro il sovrano, da cui deriva il nome del borgo, mentre a san Carlo Borromeo fu dedicata la chiesa parrocchiale. A Spalmadureddu c’è la torre san Vittorio, avamposto difensivo costruito con blocchi di trachite, convertito nel 1898 a osservatorio astronomico. Dal 2016 è il museo multimediale del Mare, che racconta la storia carlofortina. Del resto il mare ne è parte essenziale: le coste di san Pietro sono un susseguirsi di rocce frastagliate e insenature. A nord troverai la romantica Cala Vinagra, a nord-ovest il fiordo che si chiude con l’incantevole Cala Fico, a ovest il promontorio di Capo Sandalo, dominato dal faro ottocentesco più occidentale d’Italia, a sud la scenografica spiaggia La Bobba, le scogliere a strapiombo della Conca e Le Colonne, due faraglioni emergenti dall’acqua, simbolo di Carloforte.

Un’esperienza imperdibile è la cucina carlofortina. Fra maggio e giugno, un evento gastronomico internazionale ne esalta le specialità con competizioni culinarie e live cooking: è il Girotonno. Il tonno viene rivisitato in fantasiose ricette. Non da meno, è la pittoresca sagra del cus cus tabarkino, il 25 aprile di ogni anno.