la penisola delle Eccellenze

Il Borgo marinaro di Santa Lucia è uno storico rione di Napoli che prende il nome dalla Chiesa di Santa Lucia a Mare. La sua storia si identifica con la storia di Napoli, fin dallo sbarco dei coloni greci provenienti da Cuma, che qui decisero di fondare il piccolo emporio portuale di Falero, dal quale più tardi nacque Partenope. Nel corso dei secoli la sua importanza accrebbe fino a divenire meta di un turismo di èlite. L’aspetto gaio e pittoresco della strada è stato oggetto di notevoli descrizioni letterarie da parte dei viaggiatori colpiti dalle singolari peculiarità antropologiche e geografiche quali la vicinanza del mare al monte Echia e al Vesuvio, mentre numerosi dipinti e stampe hanno esaltato la bellezza del sito.  Il borgo ha visto il suo volto definitivamente mutato alla fine del XIX secolo, quando fu decisa la bonifica dell’intero quartiere e l’edificazione della colmata a mare i cui lavori furono terminati nel 1927, nonostante le aspre critiche degli intellettuali dell’epoca, secondo i quali il fascino e la poesia della zona sarebbero state  irrimediabilmente danneggiate. L’intervento, nonostante le critiche, accentuò ancor di più il carattere turistico e residenziale dell’area, dove ora sorgono i più panoramici alberghi partenopei. Il borgo di Santa Lucia resta ancora oggi uno dei luoghi di maggior richiamo per i turisti, per l’innegabile bellezza paesaggistica e per i diversi aspetti culturali che caratterizzano il borgo.

In epoca romana pre-imperiale, qui si sarebbe trasferito il generale romano Lucio Licinio Lucullo, che avrebbe innalzato la sua imponente e sfarzosa villa, dove poi avrebbe terminato i suoi giorni l’ultimo imperatore romano Romolo Augusto.

In epoca medievale la villa di Lucullo venne riconvertita in monastero dai basiliani che, in epoca ducale, presero a gestire la chiesa.

In epoca normanna il monastero fu completamente trasformato divenendo una minutissima fortezza a guardia del golfo. In epoca angioina il porto fu dato in concessione ai provenzali, concittadini dei re, e crebbe molto la sua importanza militare e commerciale. Nel 1588, madre Eusebia Minadoa avocò al suo ordine femminile il santuario, facendolo integralmente ricostruire.

I viceré spagnoli, fra il ‘600 ed il ‘700, tennero in particolare considerazione il luogo, decidendo di abbellirlo con numerosi interventi, fra i quali il più importante fu quello affidato nel 1599 a Domenico Fontana che trasformò un borgo di pescatori e commercianti in uno dei siti più prestigiosi dell’epoca. Con l’arrivo dei Borboni a Napoli, i lucìani divennero intimi dei re, che se ne servirono come artigiani e fornitori della real casa.

La località divenne meta rinomata del turismo d’elite organizzato nel cosiddetto grand tour, e nel corso del settecento i principi di Francavilla vi costruirono un casino fra il mare e via Chiatamone, di cui furono ospiti molti personaggi celebri (fra cui Giacomo Casanova) e che poi passò prima in proprietà della famiglia reale e, poi, di Alessandro Dumas; dell’antico luogo di delizie, oggi è visibile solo un’ala superstite che si erge ancora alle spalle del centro congressi universitario.

Nel 1845 il livello del lungomare venne notevolmente alzato e ciò provocò l’interramento del santuario, sul quale venne edificata una nuova chiesa. Nel 1943, durante la II guerra mondiale, sia la chiesa superiore che quella inferiore vennero quasi completamente distrutte dai bombardamenti alleati. Terminato il conflitto, nel 1945, grazie alle generose offerte dei parrocchiani, in pochi mesi venne eretta la nuova chiesa, su modello di quella ottocentesca.