la penisola delle Eccellenze

All’inizio del secolo scorso i contadini di Lucera piantavano vigneti per rassicurare alla famiglia l’accompagnamento di un bicchiere di vino durante i pasti. Erano piccoli vigneti a spalliera e a Pagliarello ed erano composti da tre Vitigni quali il il Nero di Troia (55%), Il Montepulciano (35%) e il Bombino bianco (15%).

Le uve raccolte venivano fatte vinificare presso i palmenti delle cantine di ricchi proprietari terrieri che erano gli unici ad avere attrezzature per la vinificazione. I contadini quindi, affittavano il palmento immettendo le proprie uve (Mmitte: Termine dialettale che significa Mettere) e al fine di risparmiare sull’affitto toglievano il mosto (Cacce: Termine dialettale che significa togliere) subito dopo la fine della Fermentazione. Terminata l’operazione, un altro contadino metteva la propria uva (Tutti e tre i vitigni contemporaneamente) e così si rinnovava il ciclo.
Nella sostanza era un continuo Togliere vino (cacce) e Mettere nuova uva (Mmitte). Questo continuo togliere e mettere (Cacce e Mmitte) è diventato nella Città di Lucera, sinonimo del Vino e dei Contadini, al punto che in passato quando si chiedeva un bicchiere di vino si soleva dire:
“Dammi un bicchiere di Cacc e Mmitte”
Per gli abitanti di Lucera & Zone Limitrofe il Cacce e mitte di Lucera è Il Vino di Lucera. Nel 1976 nell’assegnare un nome al Vino locale all’instituzione D.O.P. si è scelto dunque Cacc e mmitte.

Oggi, dopo un secolo di storia, le uve raccolte vengono fatte vinificare separatamente in vasi di acciaio inox a temperatura controllata, favorendo il prolungato contatto bucce-mosto, e sono assemblate solo prima dell’affinamento. Ne deriva un prodotto di grande interesse qualitativo, caratterizzato dal profumo intenso, persistente, ricco di sentori di frutti di bosco, e dal gusto armonico, rotondo, di buona struttura e tannicità. Ideale per accompagnare piatti della gastronomia tradizionale della cucina mediterranea, secondi a base di carne e di pesce grasso.