la penisola delle Eccellenze

Si può affermare senza ombra di dubbio, che i Carretti Siciliani, occupano una nicchia di privilegio nel grande patrimonio artistico-culturale siciliano, la loro presenza è garantita anche nella ceramica artistica, dove assumono la forma di souvenir, diventando quindi uno strumento, grazie al quale è possibile per il turista, ricordare e quindi valorizzare, il patrimonio delle antiche tradizioni siciliane, unico nel suo genere.

Difatti, il Carretto Siciliano non è certamente solo un souvenir, da esibire in salotto, è molto di più: rappresenta un pezzo di storia, una cultura, la necessità di far convivere in perfetto equilibrio tradizione ed innovazione, l’orgoglio di intere generazioni dedicate a far rivivere l’icona caratteristica di un’isola, è stato soprattutto fonte d’ispirazione per poeti, registi, pittori che hanno fatto grande il nome della Sicilia nel mondo.

La funzione del Carretto Siciliano, in sintesi si può considerare come un elemento di congiunzione fra arte, cultura ed artigianato: elementi che messi in correlazione, rilanciano il settore turistico, creando sviluppo ed anche opportunità.

Il carretto siciliano (in dialetto siciliano “carrettu”) era un mezzo a trazione equina adibito al trasporto merci, in uso in tutto il territorio siciliano dal XIX secolo fino alla seconda metà del XX secolo, quando divenne obsoleto a causa della crescente motorizzazione del lavoro nelle campagne. Era costruito con diverse qualità di legno, spesso fregiato da intagli bucolici e sgargianti decorazioni pittoriche, attualmente è oggetto d’arte artigianale, nonché uno dei simboli dell’iconografia folcloristica siciliana.

Il carretto è composto dal Pianale di carico, detto “fonnu di càscia”, prolungato anteriormente e posteriormente da due tavoli (“tavulàzzi”), sul quale sono montati parallelamente due sponde fisse (“masciddàri”), ed un portello posteriore removibile per agevolare le operazioni di carico e scarico, detto “puttèddu”. Ogni masciddaru è suddiviso equamente in due scacchi (i riquadri in cui vengono dipinte le scene), nel putteddu invece vi è uno scacco centrale fra due scacchi più piccoli. Gli scacchi sono divisi da un segmento verticale che congiunge i pannelli al fonnu di cascia: 6 in legno chiamati “barrùni” equamente divisi fra masciddari e putteddu, due in metallo denominati “centuni” presenti solo sui masciddari.

  • Traino: è il gruppo portante del carretto, il quale comprende le aste e la cascia di fusu, a sua volta costituita da una sezione di legno intagliato sormontata da un arabesco di metallo. Nei carretti alla patrunàli meno pregiati, la preziosa cascia di fusu viene sostituita dalle balestre.
  • Chiavi: sono due parti in legno, una anteriore ed una posteriore, poste sotto i tavulazzi . La prima altro non è che una semplice barra ricurva, la seconda invece consiste in un bassorilievo intagliato rappresentante una scena, solitamente cavalleresca, che può assumere diversi gradi di pregevolezza.