Chef Andrea Pasqualucci: studio, arte, conoscenza. Quando la cucina è cura dei dettagli

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Testa al presente, con umiltà e perseveranza. Il giovane chef del Moma, Andrea Pasqualucci, ha i piedi ben piantati a terra: dopo la grande soddisfazione di aver portato la stella Michelin nel ristorante dei fratelli Pierini, ha pensato solo a crescere e migliorare ancora, insieme alla sua brigata.

Parla, e ragiona, sempre al plurale: mette il suo talento e la sua passione al servizio del gruppo, perché è il gruppo la vera forza, lo ha imparato negli anni.

«Da bambino, soprattutto perché mi piaceva molto mangiare (ride, ndr). Crescendo, la passione è aumentata e mi sono iscritto alla scuola alberghiera: sono partito da stagista in un ristorante vicino casa e lo chef del locale mi ha seguito tanto, mi ha introdotto alla cucina contemporanea. Ho letto tantissimi libri, ho studiato molto e mi sono reso conto che sarebbe stato il mio futuro».

«Ogni esperienza porta sempre qualcosa di nuovo. Da Di Iorio è stata la mia prima volta in un ristorante importante: ricevere la stella Michelin tutti insieme è stata una grande soddisfazione e resta una delle esperienze più belle. Da lui ho imparato a stare in brigata: prima di un gruppo di cuochi, eravamo un gruppo di amici. Ma mi ha anche insegnato le basi della cucina francese e della cucina gourmet. Anche quella da Cedroni è stata una bellissima esperienza. Il rigore prima di tutto, poi l’organizzazione e il rispetto per le materie prime».

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