la penisola delle Eccellenze

Nasce alla fine degli anni ’20, come bevanda autarchica contro l’invasione della Coca Cola. Supera indenne guerra, ricostruzione e boom economico, poi l’eroico Chinotto langue per qualche decennio nel dimenticatoio.

Nel 2007, grazie a Lurisia, un’azienda di acque minerali di Roccaforte Mondovì (Cn), inizia la sua riscossa con la denominazione “vero Chinotto”: senza coloranti né conservanti, rigorosamente in vetro, ma soprattutto con l’utilizzo del chinotto di Savona, presidio Slow food, come materia prima.

«All’inizio degli anni duemila la nostra azienda si è trovata di fronte ad un grosso dilemma. Con un mercato delle acque minerali fortemente dominato dalle multinazionali, era necessario diversificare la produzione», racconta l’amministratore delegato di Lurisia, Alessandro Invernizzi.

Le piccole imprese con un mercato prevalentemente locale, non riuscivano a star dietro alla potenza di fuoco messa in campo dalle multinazionali. L’alternativa era secca: chiudere o farsi comprare. È così che nasce l’idea di entrare nel business delle bibite. Cosa non facile, anche questa: «Perché il mercato è già tutto invaso.

Le varie “Cola” hanno il 51%, l’aranciata il 30%, la gassosa il 10%». Ma un’alternativa c’è: puntare su qualità della materia prima, vecchie ricette italiane e sostenibilità. «Per questo ci siamo rivolti a Slow food per scegliere i presidi migliori».

Il chinotto di Savona ha un profumo particolarmente intenso e un equilibrio dolceamaro tutto particolare. La sua storia è piena di fascino. Lo importa dalla Cina meridionale un marinaio di Savona, nel ‘400, e lo pianta vicino al cimitero antico.

Qui cresce rapido e rigoglioso. La leggenda vuole che anche le navi di sua Maestà britannica si fermassero qui per far man bassa di quegli agrumi, così preziosi e utili per evitare lo scorbuto durante la navigazione.

Di più, la storia dice che il Chinotto di Savona fosse uno degli ingredienti segreti della prima versione di Chanel n° 5: sì proprio quello, l’intrigante profumo… notturno di Marylin Monroe.

Sta di fatto che Lurisia nel 2006 sceglie di approvvigionarsi in questo giardino delle delizie. Allora c’erano appena 110 esemplari di piante vegetative di chinotto, oggi sono già 1500 e altrettante stanno per entrare in produzione nell’arco dei prossimi tre anni. Tutto ciò grazie al successo del “vero Chinotto” Lurisia, ovvero la bibita dei nostri nonni fatta con qualche goccia di questo agrume, zucchero di canna, liquirizia, rum ed assenzio in microquantità.

Nel 2004 Oscar Farinetti di Eataly ha acquistato dalla famiglia Invernizzi una partecipazione del 50% in Lurisia: oggi l’azienda ha 40 dipendenti, un fatturato di 15 milioni di euro, raddoppiato negli ultimi anni, grazie alla vendita delle bibite. Il Chinotto ormai non è più solo.

L’assortimento di bibite naturali e “vere” si è arricchito con l’aranciata, l’acqua tonica, la gassosa con il vero limone “sfusato” di Amalfi. Un’altra prelibatezza ottenuta con un prodotto semisconosciuto dalla maggior parte dei consumatori: un limone fatto a fuso, appunto, coltivato in appezzamenti di appena 400 ettari nei dintorni della cittadina campana. Un’altra prelibatezza tutta da bere