la penisola delle Eccellenze

Non è uno scherzo e sicuramente potrebbe essere una notizia in grado di far sorridere, specie se si è amanti degli animali, eppure Roma è stata da sempre, fin dai tempi dell’imperatore Augusto, un “porto sicuro” per i felini.

Tolta la triste parentesi del Medioevo, dove la Chiesa tentò di accostare i mici al demonio, fino ad arrivare a scomunicarli, Roma ha sempre ospitato moltissime colonie di gatti e ne conta tutt’ora, ad oggi, circa 400.

Per chi volesse un piccolo ripasso di storia, i gatti erano già presenti nelle effigi militari durante gli anni dell’Impero Romano ed erano venerati in Egitto come animali sacri. Proprio questa “sacralità” egiziana, potrebbe aver ispirato i vari imperatori romani, in particolare Giulio Cesare, a vedere i gatti come un animale speciale. Dopotutto per lungo tempo i Romani e l’Egitto ebbero lunghi rapporti, con quest’ultimo che dopo il 30 a.C. diventò parte dell’Impero Romano, dove rimase fino al 641 d.C.
Una storia che sicuramente intreccia non solo con gli amori di Cesare e Cleopatra, ma che proprio come per le influenze religiose della Grecia, sul pantheon romano, potrebbe aver portato all’assimilare, da parte dei nostri antenati, la visione particolare della razza felina nell’Impero.

Ci sono alcuni posti molto caratteristici dove la presenza di queste colonie, anche molto grandi, ha dato al luogo un dettaglio aggiunto, una curiosità attrattiva, al punto da rendere persino i turisti curiosi di visitare quegli specifici luoghi dove le colonie di gatti s’intersecano alle rovine antiche, come per l’Area Sacra della Torre Argentina, che è stata ribattezzata “Santuario dei Gatti”. Non esattamente un nome casuale: l’area, scoperta durante la fine degli anni ’20, è stata da subito popolata dalla presenza dei pelosi a quattro zampe e i cosiddetti “gattari” hanno poi provveduto a far sì che alle famiglie di felini non mancasse cibo, accudendoli.
Oggi, 2019, diverse associazioni si occupano del cibo, dell’acqua, della sanità e della sterilizzazione degli esemplari presenti nella zona. I turisti non è raro che vengano affascinati o incuriositi dalla presenza di qualche batuffolo di pelo arrotolato sopra un rudere dell’Antica Roma ed è indubbio che i gatti abbiano portato per alcuni siti romani un fascino in più, in grado di ridare alle testimonianze architettoniche dell’antichità un nuovo senso di “abitato”, il quale solitamente manca, per ovvie ragioni, ai siti archeologici.