la penisola delle Eccellenze

Pur non essendo diffuso in tutte le parti d’Italia, prima o poi vi sarà capitato di assaggiare un fico d’india, frutto di una pianta succulenta della famiglia delle Cactaceae, che raggiunse le nostre terre dal messico ai tempi dell’invenzione della geografia. Eppure i frutti non sono l’unica parte edibile di questa pianta, anzi le pale, le “foglie” di questi cacti,, grazie ad alcune ricette possono diventare una succulenta prelibatezza.

Se siete agili con internet è facile scoprire che nella famiglia delle Cactaceae l’Opuntia ficus-indica è la pianta più citata, con più di 12000 articoli accademici a riguardo. Eppure, nonostante i numerosi sforzi, le sue vere origini rimangono avvolte dal mistero. Sappiamo che fu grazie agli spagnoli che lasciò il sud del Nuovo Mondo per approdare nel clima mediterraneo così simile a quello di casa, per poi allungarsi verso i lidi più lontani assieme alle rotte commerciali. Eppure le informazioni prima di quel periodo sono confuse, alcuni ricercatori hanno provato a risalire i diversi gruppi di cloni sparsi per le zone vicino al Messico, trovando prove di una sua passata domesticazione, avanzando anche l’ipotesi che fosse un ibrido nato dall’incrocio tra altri due cacti.

 
Whole and half prickly pears

In Sicilia queste piante sono ormai parte integrante del genoma locale, sono identitarie, crescono dappertutto, perfino sulle terrazze delle case, in una versione infestante che trova la sua giustificazione nei dolci frutti che produce. Ma non è dei fichi d’India che vogliamo parlare in questo articolo, ma delle pale, o più correttamente cladodi, quelle ampie sezioni di fusto dalla caratteristica forma sopra le quali trovano spazio le spine e i frutti. Per non lasciare che il sole faccia evaporare l’acqua al loro interno si sono dotate di una scorza coriacea, ma ancora verde per permettere la fotosintesi.

La prima cosa a cui bisogna fare attenzione durante la raccolta è l’età della pala: solo le più giovani, verdi e tenere infatti sono perfette per essere cucinate. Una volta private delle spine, le pale devono essere meticolosamente lavate, tagliate a cubetti di circa un centimetro, dopodiché vengono immerse in una pentola con l’aggiunta di un pizzico di sale e un paio di cucchiai di aceto per ogni sei pale. Questo procedimento porterà l’espulsione della gelatina, dalla consistenza spiacevole, lasciando la consistenza delle “foglie” più o meno intatta.

A questo punto basta condirle oppure ultimare la preparazione con un passaggio in padella. Il sapore ricorda quello degli asparagi e del fagiolino, promettendo di stupire i vostri commensali.