la penisola delle Eccellenze

La Grotta Azzurra di Capri, situata a poca distanza dai famosi Faraglioni, è considerata uno dei luoghi più belli e magici del mondo. Perchè viene chiamata “azzurra”? Ovviamente per la sua colorazione data dalla luce del sole che entra da una finestra sottomarina che si apre sotto il varco d’ingresso, e che crea al suo interno uno spettacolo di luci davvero suggestivo.

Il percorso più affasciante per raggiungere questa cavità naturale, lunga 60 metri e larga 25, è attraversare, a bordo di una barchetta a remi, un canale strettissimo che sbuca poi nella grotta: il marinaio chiederà ai visitatori di stendersi sul fondo della barca ed entrerà nella grotta dandosi lo slancio con una catena attaccata alla roccia. In alternativa la si può raggiungere via terra da Anacapri.

Come tutti i luoghi straordinari di Napoli, anche la Grotta Azzurra racchiude in sé una leggenda. Si dice che essa un tempo fosse chiamata Gradola (oggi c’è una spiaggia di Anacapri che porta questo nome) e che fosse stata abbandonata e temuta dai marinari per via di alcune storie su spiriti e demoni che abitavano la grotta. Ma partiamo dalle origini. La grotta era conosciuta già dagli antichi romani, e si pensa che ai tempi di Tiberio la si utilizzasse come ninfeo marino. Infatti, lungo le pareti della grotta, collegata a una villa tramite un passaggio andato distrutto, erano disposte numerose statue romane rappresentanti creature marine.

Una raffigura Nettuno, dio del mare, mentre le altre due rappresentano il dio greco Tritone, figlio di Nettuno. Secondo gli esperti, altre quattro sculture potrebbero trovarsi nel fondo sabbioso. Tiberio, imperatore romano successore di Augusto, visse a Capri per cinque anni dividendo il suo tempo tra le sue 12 ville e le sue feste orgiastiche. L’imperatore amava rilassarsi nuotando nella luce blu della Grotta tra i ragazzi e le ragazze nude, e si dice che coloro che non gli piacevano venissero gettati in mare da una roccia nei pressi della sua Villa Jovis. Quindi, il fatto che l’acqua brillasse di un blu così intenso ha contribuito ad alimentare timori e leggende di streghe e mostri che abitavano questa cavità naturale.