la penisola delle eccellenze

Di Matteo Gerardi e Saula Giusto

Qualche giorno di ferie, a fine luglio, ci ha permesso di partire alla scoperta del territorio della piccola DOCG del Carmignano, compresa tra i comuni di Carmignano e Poggio a Caiano (PO), a spasso tra dolci colline verdi, vallate assolate e ventilate, castelli e dimore storiche. Un paesaggio onirico, di quelli che la Toscana sa così ben regalare.

Una destinazione d’eccellenza, che ci piace raccontare in questi freddi giorni di fine gennaio, in cui sogniamo tutti di superare inverno e pandemia, per tornare con serenità a visitare le cantine d’eccellenza del nostro paese in primavera ed estate. O, magari, a ridosso della vendemmia, un tempo magico che riserva panorami arricchiti da tralci carichi di grappoli maturi, nel corso di giornate ancora belle ma meno roventi. Un’esperienza ancora più bella da vivere!

Carmignano
La storia del Carmignano

In questa terra così vocata alla viticoltura, il vino veniva prodotto già in epoca etrusca e poi romana, secoli prima di Cristo. A testimoniare tale passato, gli scritti antichi che riportano l’assegnazione da parte di Cesare ai suoi veterani, tra il 50 e il 60 a.C., di alcune terre coltivate a vite tra l’Arno e l’Ombrone.

Carmignano fu, inoltre, scelta dal Granduca Cosimo III de’Medici nel 1716, che inserì questa zona all’interno delle quattro toscane maggior produttrici di vino di qualità (insieme a Pomino, Val D’Arno e Chianti Classico). Luoghi indicati a produrre vini “atti per navigare” e quindi capaci di resistere a stress termici e viaggi impegnativi, grazie alla loro grande struttura. il “Decreto Motu proprio” ed il “Bando” da lui emanati regolamentavano con norme precise la produzione, i limiti geografici, il commercio dei vini prodotti in tali aree, costituendo la prima “doc” mai creata.

Il territorio
Il territorio

Un territorio ricco di storia, che si estende tra Firenze, Prato, Pistoia ed Empoli e che offre panorami affascinanti di vigneti e oliveti curati, incastonati tra verdi boschi di agrifogli e lecci secolari, che ammantano il Montalbano, la catena montuosa che incornicia queste terre, resa celebre dai dipinti di Leonardo da Vinci.

Una storia che si può ripercorrere visitando le tante chiese ed abazie create nel territorio, insieme al museo archeologico di Artimino, al museo della vite e del vino, al Parco Museo Quinto Martini, allo Spazio d’Arte contemporanea “A. Moretti”. Oltre alla presenza di magnifiche ville e luoghi storici ed artistici: Villa Ferdinanda (detta “dei Cento Camini”), oggi patrimonio dell’Unesco; la Visitazione del Pontormo, posta all’interno della Pieve di San Michele; San Francesco a Carmignano, solo per citarne alcune.

I vitigni coltivati

Assieme al Sangiovese, re indiscusso delle uve a bacca rossa toscane, qui da secoli ormai si coltivano anche alcuni vitigni internazionali: il Cabernet Franc (chiamato uva francesca in zona, data la sua provenienza: si racconta che venne introdotto nella seconda metà del ‘500 da Caterina de’ Medici, diventata regina di Francia), il Cabernet Sauvignon, il Syrah e il Merlot.

Il Carmignano può essere considerato a tutti gli effetti il capostipite dei “Supertuscan”: già dal 1600, infatti, si era soliti unire al Sangiovese uve internazionali, per creare un vino di struttura e levigarne i tannini.

Le nostre visite

Oggi questo vino viene prodotto da un numero relativamente esiguo di aziende vinicole e durante la nostra esperienza, durata purtroppo solo 24 ore, siamo riusciti a visitarne solo quattro.

Abbiamo però selezionato, appositamente, quattro aziende molto diverse tra loro: quattro sfumature di filosofia produttiva, vini e storie che potessero raccontare, in modo emblematico, diversi risultati d’eccellenza di un territorio unico.

Filippo Contini Bonacossi
Tenuta di Capezzana

Il viaggio ha avuto inizio con la visita a Tenuta di Capezzana, dove siamo stati accolti con grande ospitalità dal proprietario Filippo Contini Bonacossi, che ci ha raccontato aneddoti e storie legati alla propria famiglia, proprietaria della tenuta da circa un secolo. Quest’azienda non avrebbe bisogno di presentazioni, dato che per molti wine lovers si identifica con il vino Carmignano stesso: una delle poche realtà che può vantare una reale storia millenaria: il primo contratto di affitto dei terreni viene datato all’anno 804. Se si volesse datare una prima traccia storica della costruzione delle parti edificate della tenuta, nel 1475 donna Monna Nera Bonaccorsi costruì la prima “casa da Signori”, nove case poderali ed annessi vigneti. Nel corso dei secoli l’azienda è poi stata trasmessa da una famiglia nobile all’altra, via via ingrandendosi: dai Bonaccorsi, nel rinascimento, ai Cantucci, ai Bourbon Del Monte, agli Adimari Morelli e ai Franchetti Rothschild, fino a giungere, nel 1920, nelle mani della famiglia Contini Bonacossi, attualmente proprietaria della tenuta. Oggi l’azienda è costituita da ben circa 670 ha, di cui 104 coltivati a vigneto e 140 a oliveto. Il centro aziendale è costituito dall’elegante villa padronale, dall’Agriturismo La Fattoria di Capezzana, da un moderno frantoio, dalla bellissima cantina storica, la cui porzione più antica risale al ‘500 e da una vinsantaia, collocata sopra alla cantina. Produce una linea di dieci vini biologici, tutti premiati in concorsi internazionali e ottimo olio.

Filippo ci ha permesso di degustare alcuni dei vini più emblematici (per molti appassionati iconici) della propria produzione e ci ha guidati in un’emozionante visita dell’antica cantina dell’azienda, in cui, tra l’altro, sono serbate bottiglie di annate storiche, che risalgono fino al 1925! Un’esperienza unica.

La degustazione
Carmignano Rosato Doc Bio Vin Ruspo 2020
Carmignano Rosato Doc Bio Vin Ruspo 2020

Abbiamo iniziato con il delizioso rosato Vin Ruspo ’20, frutto di un’antica tradizione e di quando il mezzadro “ruspava“ il mosto dal tino, prima di portare l’uva alla fattoria.

Uve: 80% Sangiovese, 10% Cabernet e 10% Canaiolo; viene prodotto grazie ad un breve contatto con le bucce.

Rosa salmone brillante. Regala un naso raffinato, leggiadro di corbezzolo e melograno freschi, roselline, erbe aromatiche, lievi spezie dolci, scorza d’arancia. Alla beva conferma la sua finezza e dimostra una bella struttura ed equilibrio: fresco sapido, coerente e fine, termina lungo, fruttato e speziato. Un rosato che invoglia la beva, agile, giovane, non banale.

Carmignano Docg Villa di Capezzana 2017
Carmignano Docg Villa di Capezzana 2017

Siamo passati all’”artiglieria pesante”, il Villa di Capezzana, nel millesimo ’17, il vino più rappresentativo del Carmignano e storico dell’azienda, quello di cui la famiglia ha serbato dall’annata 1925.

Uve: 80% da Sangiovese, 20% da Cabernet Sauvignon. Affina per oltre un anno in tonneaux e in bottiglia per circa 12 mesi.

Rosso rubino cupo, unghia granato. Naso inizialmente timido, ma intrigante che, a poco a poco, prima svela frutti rossi ancora freschi, ciliege, amarene, mirtilli, poi tabacco, smalto, chiodo di garofano, lieve incenso, su un finale di talco mentolato. al palato incede elegante e sinuoso: il calore e la struttura importante vengono equilibrati dal tannino vellutato, la freschezza vivace, la giusta sapidità. Ancora tanto giovane, rimane a lungo in una bocca decisamente rispondente.

Carmignano Docg Villa di Capezzana 2011
Carmignano Docg Villa di Capezzana 2011

Millesimo molto riuscito.

Rosso Rubino scuro, unghia granato. Naso inebriante e complesso, che svela la granatina, la cola, uno sbuffo di cipria, scorza d’arancia, profonde note di sottobosco, noce moscata e tanto tabacco. Affascinante. Pura seta al palato, con un graffio di freschezza ancora vivace, sapido e di una coerenza disarmante, che lascia in lunga permanenza un sapore speziato.

Carmignano Riserva Docg Bio Trefiano 2016
Carmignano Riserva Docg Bio Trefiano 2016

Vino nato nel ‘79 da un’idea di Vittorio Contini Bonacossi, viene prodotto in piccole quantità dai due vigneti che circondano la villa del ‘500 di Trefiano, di proprietà della famiglia.

Uve: Sangiovese 80%, Cabernet Sauvignon 10%, Canaiolo 10%. Vinificazione: fermentazione in acciaio per 7 gg, macerazione per 13 giorni, malolattica in tonneau. Affinamento: 18 mesi in tonneau + 24 bottiglia.

Rosso più cupo, unghia rubino, molto consistente. Naso intenso, ampio, di grande fascino: un’esplosione di mirtilli e marasche, nascosti tra viole mammola, iris, orchidee, che cedono il passo a radice di liquirizia, note smaltate, sbuffi balsamici, lievi spezie d’oriente dolci, tabacco. Al palato sontuoso, morbido, caldo, saporito, dalla spalla acida ancora ben marcata, armonico e dal frutto quasi masticabile. Finisce davvero molto lungo in una bocca ricca di frutta speziata.

Rossella Bencini Tesi
Fattoria di Bacchereto

La seconda tappa del tour ha visto protagonista Fattoria di Bacchereto, che ci ha catapultati in una dimensione più raccolta, bucolica, in luoghi e vigne che ci hanno ricordato ambientazioni da “Piccolo Mondo Antico”.

Anche questa tenuta vanta origini antiche, che risalgono al XV secolo: la fattoria era in origine una casa di caccia dei Medici e ancora oggi sono ben visibili alcuni resti del muro di recinzione del parco reale, allora chiamato Barco. Nel 1925 l’azienda passa nelle mani della famiglia Bencini Tesi e negli anni ‘60 inizia a produrre per la vendita olio e vino. Oggi l’azienda viene condotta da Rossella Bencini Tesi, che ci ha accolti con molta semplicità e calore e che ci ha raccontato con umiltà una storia e una scelta produttiva che rivela forza e determinazione. Rossella dal 2002 ha iniziato a praticare la biodinamica nella propria azienda, rivoluzionando il sistema agricolo precedente, ed è stata una delle prime produttrici a credere in questa pratica, adottandola quando in Italia trovava ancora poco riscontro. La tenuta oggi ricopre 167 ha, siti ad un’altitudine compresa fra i 200 e i 500 mt, che comprendono boschi, frutteti, castagneti, uliveti e vigneti, che occupano circa 8 ha. I vitigni coltivati sono Trebbiano, Malvasia del Chianti, Sangiovese, Canaiolo nero e Cabernet Sauvignon.

L’azienda attualmente produce cinque vini biodinamici, molto identitari e territoriali, che seguono una filosofia produttiva basata sulla convinzione che, intervenendo in minima parte in tutto il processo produttivo, si riesca ad esprimere al meglio le caratteristiche dei vitigni, del territorio e delle stagioni nelle diverse annate. In cantina si produce un vino ottenuto da lieviti indigeni, privo di additivi chimici, che viene maturato in grandi botti di legno e imbottigliato senza filtrazione.

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