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Lo scorso 2 febbraio la Bce ha alzato i tassi di interesse portando il tasso base al 3 per cento e al contempo annunciando nuovi interventi simili, a ritmo costante, fino a quando non si tornerà a raggiungere un livello di inflazione vicino al 2 per cento, che resta il target dichiarato dall’istituto di Francoforte.

Tassi di interesse, quanto saliranno ancora?

Di quanto ancora saliranno i tassi di interesse? Le congetture sono molteplici.

“La BCE ha fatto un ottimo lavoro alzando i tassi in linea con le aspettative di mercato – sottolinea Elliot Hentov, Head of Macro Policy Research di State Street Global Advisors, – e anche la decisione presa nel prossimo meeting potrebbe essere in linea con le attese, dato che un ulteriore rialzo di 50 punti base è stato già anticipato e prezzato di conseguenza. Ma al di là di questo, è probabile che il dilemma di politica monetaria si ripresenti. Di quanto ancora possono aumentare i tassi di interesse? In totale non è possibile un rialzo di oltre 100 punti base prima che la politica monetaria venga percepita come un vincolo alla ripresa economica. Inoltre, la BCE sta riducendo il proprio bilancio, scelta che si ripercuote in modo sproporzionato sulle condizioni del credito europeo rispetto a quelle statunitensi. Quindi l’inasprimento monetario si fermerà in primavera, ma siamo ancora ben lontani dalla possibile inversione di rotta della traiettoria al rialzo”.

Non così la pensa Konstantin Veit, Portfolio Manager di PIMCO, che commenta: “Riteniamo che il Consiglio Direttivo (CD) chiarirà che una politica restrittiva potrebbe essere giustificata per un periodo più lungo di quanto attualmente atteso dal mercato. La BCE rimane preoccupata per le dinamiche salariali, la politica fiscale e le condizioni finanziarie dovute al mercato. Se la recente resilienza economica di fondo dell’area euro dovesse persistere, l’eventualità che la BCE debba inasprire la sua politica più di quanto attualmente previsto dai mercati finanziari potrebbe alla fine risultare più concreta. Affinché l’inflazione torni pienamente a normalizzarsi puntando verso l’obiettivo di stabilità dei prezzi del 2% fissato dalla BCE, è probabile che sia necessario un raffreddamento dell’economia e del mercato del lavoro”.

“Sembra evidente che il picco del ciclo dei rialzi sarà nella fascia tra il 3 e il 3,5% per il tasso di deposito della BCE, – è il parere di Sylvain Broyer, Chief Economist EMEA di S&P Global Ratings. – Ma è difficile avere una visione precisa al momento. La lettura dell’economia europea rimane complessa, in quanto soggetta a forze opposte e asincrone. Ad esempio, si prevede che la produzione rimanga forte, ma che i consumi si indeboliscano nella prima metà dell’anno, mentre i consumi e gli investimenti dovrebbero riprendersi nella seconda metà dell’anno, quando la produzione rallenta. Inoltre, la BCE non sta alzando i tassi solo a causa delle fluttuazioni a breve termine del ciclo economico. Il livello dei tassi neutrali – in cui le banche centrali non sono né espansive né restrittive – sta salendo per ragioni strutturali di lungo periodo. Gli shock subiti dal commercio globale dopo la pandemia e la necessità di rendere più ecologiche le nostre economie implicano un riorientamento delle catene di approvvigionamento. Questo processo richiederà necessariamente maggiori investimenti, un nuovo equilibrio del risparmio e quindi tassi più alti. Sarebbe prematuro ipotizzare un taglio dei tassi da parte della BCE alla fine di quest’anno.”

Aumento tassi Bce, le conseguenze sui mutui

Quali saranno le conseguenze dell’aumento dei tassi Bce sulle tasche degli italiani, in particolare sulle rate del mutuo?

Fabio Femiani, Coo idealista/mutui, spiega che: “Il mercato aveva intuito da diverse settimane il rialzo avvenuto nella riunione dell’organismo presieduto da Christine Lagarde, anche se non era ancora completamente scontato. Tuttavia, ulteriori nuovi aumenti nelle prossime assemblee, potrebbero mettere ancora a dura prova l’economia di quelle famiglie con mutui a tasso variabile nei mesi a venire. È possibile che durante il primo semestre di quest’anno il tasso ufficiale di sconto possa raggiungere e forse addirittura superare il 4%, spinta da un livello di inflazione di base che non ci permette di essere troppo ottimisti”.

Secondo Fabi, il costo dei finanziamenti per l’acquisto di vari beni di consumo subirà un aumento evidente dopo la decisione della Bce.

A fine 2021, calcola Fabi, il tasso d’interesse medio dei finanziamenti era dell’8,1%; alla luce della decisione dello scorso 2 febbraio potrebbe arrivare all’11,3%. Per acquistare un’automobile da 25.000 interamente a rate, con un finanziamento da 10 anni, il costo totale passa quindi da 37.426 euro a 42.986 euro, con una differenza complessiva di 5.560 euro (+15%); per acquistare una lavatrice da 750 euro interamente a rate, con un finanziamento da 5 anni, il costo totale passa da 942 euro a 1.022 euro, con una differenza complessiva di 81 euro (+8,6%). Per un mutuo a tasso variabile da 150.000 euro della durata di 20 anni la rata mensile sarà di 872 euro, ben 206 euro in più (+31%) rispetto a quella che si sarebbe ottenuta un anno fa ovvero 665 euro, con un atsso di interesse che in breve potranno raggiungere e superare il 3,4 per cento.

“L’aumento dei tassi d’interesse di 50 punti base deciso dalla Bce rappresenta una mazzata media da oltre 35 euro a rata per i mutui delle famiglie italiane che hanno acceso un mutuo a tasso variabile, – afferma senza mezzi termini il Codacons. – Occorrerà attendere le prossime settimane per capire come il mercato risponderà al rialzo dei tassi. Negli ultimi giorni l’Euribor, indice di riferimento dei mutui a tasso variabile, si è attestato attorno al 2,19% per quello a 1 mese, 2,48% quello a 3 mesi: se l’aumento deciso dalla Bce dovesse essere traslato interamente sul mercato, l’Euribor salirebbe a quota 2,7% (quello a 1 mese), 3% quello a 3 mesi.

Quale sarà la conseguenza sui mutui dell’aumento dei tassi Bce? “Considerata una fascia media di mutuo a tasso variabile di importo compreso tra i 125mila e i 150mila euro, per una durata di 25 anni, ossia l’importo più richiesto in Italia da chi accende un finanziamento per l’acquisto di una casa, la rata mensile è destinata quindi a salire tra i 30 e i 40 euro per effetto della decisione odierna della Bce – analizza il Codacons – Se però si considerano tutti gli incrementi imposti dalla Banca Centrale Europea a partire dallo scorso anno, la rata mensile di un mutuo a tasso variabile salirà complessivamente tra i 180 e i 230 euro rispetto a quanto pagato nel 2021, con ripercussioni sulle famiglie comprese tra i +2.160 e + 2.760 euro all’anno”.

Tassi Bce in aumento, la reazione delle Borse

Nonostante l’annuncio del rialzo dei tassi di interesse, le Borse hanno festeggiato l’annuncio del 2 febbraio come si fosse invece trattato di un taglio.

“La nostra opinione è che i mercati scontavano una BCE molto più aggressiva, soprattutto nei toni della comunicazione, – commenta Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di IG Italia. – Crediamo che le discussioni all’interno del Consiglio Direttivo sulle azioni da compiere abbiano creato un corto-circuito che si sia riflesso anche nella comunicazione del governatore Lagarde. Sembra che dopo l’esito dei meeting delle banche centrali tutti gli investitori siano tornati ad acquistare sull’azionario. I mercati azionari sono infatti riusciti a superare un grosso rischio che era quello di banche centrali più restrittive rispetto alle aspettative. Secondo i mercati la fine del processo di rialzo dei tassi è molto vicina. La nostra view rimane invece ancora su pressioni inflazionistiche soprattutto core (esclusi energetici) molto persistenti che obbligheranno i banchieri centrali ad alzare i tassi più del previsto”.

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