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Distretto di Murano: l’arte del vetro artistico italiano famosa in tutto il mondo

All’interno del panorama artigianale regionale, il distretto del vetro artistico di Murano e del vetro del Veneziano rappresentano una vera e propria eccellenza del “made in Veneto”, capace di valere, da sola e nonostante un comprensorio territorialmente circoscritto, circa un quarto di tutta la produzione del vetro artistico italiano, con una concentrazione non riscontrabile in nessun altro settore produttivo. In termini numerici, la filiera del vetro di Murano può vantare un ulteriore record. Si tratta, infatti, del distretto a più alta densità di produttori in Europa: le oltre 100 aziende dedicate alla produzione del vetro artistico, sono dislocate in un’isola di appena 1,17 chilometri quadrati. Un condensato di saperi artigiani che, da ormai tre decenni, viene tutelato dal Consorzio Promovetro Murano. Fondato nel 1985 sotto l’impulso delle principali realtà vetrarie del settore, nel corso degli anni è divenuto un’importante realtà consortile, con il primario obiettivo di valorizzare, conservare, custodire e difendere questa millenaria arte, grazie anche ad azioni quali l’istituzione del marchio di qualità “Vetro Artistico® Murano”, nato per arginare il fenomeno della contraffazione. Nonostante le difficoltà del settore, questa antica vocazione può annoverare, tra aziende direttamente impegnate nell’attività vetraria propriamente detta e relativo indotto, circa 260 imprese, per un totale di un migliaio di lavoratori dipendenti, al netto delle variazioni stagionali. Murano e vetro costituiscono un connubio che perdura lungo i secoli e che si innesta nell’ancora più antico legame che intercorre tra il vetro e la Laguna. Come evidenziato da alcuni reperti archeologici rinvenuti presso Torcello, l’attività vetraria lagunare era già riscontrabile nel X e XI secolo d.C. La temperie altomedievale, d’altro canto, ci consegna anche la prima menzione in assoluto di un vetraio operante a Venezia, tal Domenico, definito in un documento del 982 con il termine di fiolario. Tale aggettivo indica, come da prassi durante il Medioevo, la sua professione, ossia quella di vetraio: anticamente, infatti, con il termine fiole si indicavano bottiglie a collo lungo e pancia larga. La seconda metà del Duecento segnò un punto di svolta nella storia della produzione vetraria veneziana. Nel 1271 le autorità pubbliche confermarono la mariegola di tale attività, ovvero lo statuto della corporazione che oggi come allora si prefiggeva l’obiettivo di vigilare sull’intera filiera e, soprattutto, sulle caratteristiche dei prodotti finiti. All’epoca l’attività non era territorialmente concentrata come oggi: le botteghe degli artigiani del vetro, fonderie comprese, erano infatti disseminate lungo le isole della gronda lagunare, nonché all’interno del tessuto urbano della stessa Venezia. Fu solamente nel 1291 che, alla luce della pericolosità che il ciclo di lavorazione poteva costituire per una città ampiamente edificata con il legno, il Maggior Consiglio stabilì lo spostamento di tutte le botteghe vetrarie nell’isola di Murano. Il nuovo sito possedeva infatti l’indubbio pregio di presentare una densità abitativa molto bassa, prestandosi a diventare il luogo d’elezione per tale lavorazione. Iniziava, così, una plurisecolare tradizione produttiva che, fin dai primordi, si caratterizzò per una notevole differenziazione nell’offerta di manufatti. Gli artigiani di Murano si fecero ben presto apprezzare per la qualità dei loro prodotti, talvolta vere e proprie opere d’arte dell’artigianato, nonché per la particolare attenzione dimostrata nel soddisfare il mutare delle richieste provenienti da clientele sempre più esigenti, grazie anche alle innovazioni tecnologiche del settore.

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