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Si parla di vino barricato per indicare un vino affinato in una piccola botte di legno, chiamata barrique. Si tratta di una vera e propria tecnica a disposizione dell’enologo per stabilizzare il suo vino e favorirne la maturazione, rendendolo più equilibrato e più adatto alla conservazione in bottiglia, oltre che per accrescerne la complessità aromatica.

Significato di “vino barricato”
La definizione di vino barricato che abbiamo appena fornito, e cioè quella di un vino affinato in botte per permetterne la completa maturazione ed evoluzione, è sicuramente corretta ma necessita di almeno due precisazioni per renderla ancora più chiara e compiuta.

La prima riguarda il tipo di botte utilizzata per questa pratica. Non tutte le botti sono adatte a questo tipo di affinamento: quelle ideali devono possedere certe caratteristiche in termini di materiali e capienza. “Barricato” si riferisce dunque a un tipo specifico di botte.

La seconda precisazione riguarda gli effetti della botte sul vino: l’affinamento in botte, infatti, influenza alcune delle caratteristiche più evidenti e importanti del vino. “Barricato” si riferisce anche ad una specifica tecnica enologica.

Significato e caratteristiche della barrique
Un vino barricato è un vino maturato in botte o meglio in un particolare tipo di botte chiamata “barrique”.
La barrique si differenzia dalle tradizionali e imponenti botti, utilizzate fin dall’antichità per il trasporto e la conservazione del vino, per dimensione, capienza e materiale.

Glass of Port Wine on Wooden Table Over Dark Background

Un tempo, i bottai producevano immensi contenitori, con una capienza media di circa 1000 litri, di notevoli dimensioni e con qualsiasi tipologia di legno avessero a disposizione. La barrique, invece, è una botte prodotta con capienza e dimensioni nettamente inferiori e con il ricorso a specifiche tipologie di legno.

Le barriques più utilizzate e diffuse sono due: la “barrique bordolese” e la “borgognona”. La prima prende il nome da Bordeaux, la regione vinicola francese dove fu introdotta; ha una capienza di 225 litri ed è ottenuta da doghe in legno di rovere francese o anche della Slavonia. La seconda, invece, ha 228 litri di capienza ed è prodotta con legno di quercia americana.

Come possiamo intuire, il legno considerato più adatto per la produzione della barrique è la quercia, in particolare quella di rovere. Le motivazioni di questa scelta vanno ricercate nella lavorabilità, nella stabilità, nella durezza, nella capacità di rilasciare sostanze aromatiche e di resistere alle intemperie e agli agenti atmosferici che caratterizzano questi materiali. La capienza inferiore è invece pensata per favorire un maggiore contatto tra superficie legnosa e volume di vino.

Come vedremo tra poco, tutto questo è volto alla produzione di un vino con determinate caratteristiche, direttamente collegate a quelle della botte.

Prima, però, dobbiamo dire che oggi si possono trovare botti simili alla bordolese o alla borgognona ma con dimensioni leggermente diverse e con il ricorso ad altri tipi di legno come quelli derivanti dall’acero, dal ciliegio, dal castagno e dal robinia. Molto dipende dal tipo di vino che il produttore intende mettere in commercio e molto dipende dalla sua disponibilità economica. Del resto, i materiali utilizzati per produrre la barrique sono molto pregiati e molto costosi.

E se vogliamo fare i pignoli, nei casi alternativi appena accennati non si potrebbe parlare di barricato. Lo prevedono espressamente i disciplinari di molte DOCG italiane che autorizzano l’utilizzo di tale attributo, anche in etichetta, soltanto se nel processo produttivo si sono adottate botti, materiali e metodi tradizionali.