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Fichi italiani: una prelibatezza dalle varietà infinite, eccellenze che regala piatti incredibili alla ristorazione

Nel numero speciale di Forbes Italia dello scorso mese, tra le “100 Eccellenze italiane 2021” troviamo un riconoscimento davvero speciale.

Nella classifica, infatti, vi è il ficheto biologico più grande d’Europa, “Furnirussi”, una piantagione di oltre 12 ettari di piante di fichi suddivisi in sette blocchi di differenti varietà, tutte originarie della Puglia e dell’Italia meridionale.

Un prestigioso riconoscimento per l’Azienda Agricola Furnirussi, guidata da Luigi De Santis, e i suoi 4.500 alberi piantati nel 2008 nel territorio di Serrano di Carpignano Salentino, in provincia di Lecce.

Il dolcissimo frutto è poi al centro del brand “Fichissimi!”, una linea di prodotti distribuiti in tutto il mondo. E sono proprio l’impegno alla valorizzazione di questa specificità del territorio, la certificazione biologica, il rispetto per l’ambiente e gli alti standard qualitativi – che troviamo anche nel contiguo resort “Tenuta Furnirussi” – a rappresentare i punti di forza di questa eccellente realtà imprenditoriale pugliese.

Come spesso accade per tanti altri prodotti in ambito gastronomico, parlare di fichi è più complicato di quello che sembra. In tutto il mondo esistono infatti centinaia di specie, gran parte delle quali concentrate nell’area del Mediterraneo. In Italia, specialmente al Sud e in alcune zone della pianura Padana, la pianta di Ficus carica si è acclimatata benissimo, e non sorprende che le varietà italiane viaggino sull’ordine delle centinaia.

Alcune sono capillari sul territorio come il dottato e il brogiotto; altre esistono soltanto a livello locale come il rigato, il fracazzano e il culummu nero, tutte specie salentine; ci sono poi cultivar antiche come salame, segalin e moro di Caneva; infine, i Presìdi Slow Food dei fichi secchi di Prignano Cilento, Atessa e Carmignano.

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