la penisola delle Eccellenze

Una vita da mediano cantava Ligabue nella sua celebre canzone che ormai ha compiuto ben 22 anni dalla sua uscita. Quel mediano, quell’uomo capace di incarnare sacrificio, spirito di squadra, coraggio, corrisponde al nome di Gabriele Oriali, classe 1952, calciatore straordinario e dirigente straordinario. Una carriera costellata di successi.
Gabriele “Lele” Oriali nasce a Como il 25 novembre 1952. Sarà una vita di sacrifici, di lotte (come dirà anche Ligabue nella sua celebre canzone): in giovane età compie vari lavori, tra cui il garzone di un barbiere. Tifoso juventino, come il padre, all’età di tredici anni per 100.000 lire passò all’Inter. Inizialmente terzino destro, fu poi impiegato come mediano, esordendo diciottenne nella stagione dello scudetto 1970-71 con Invernizzi allenatore. Fu un punto di riferimento della squadra nerazzurra per tutti gli anni’70, vincendo 2 scudetti (1970-71 e 1979-80) e 2 Coppe Italia (1977-78 e 1981-82). Con i Nerazzurri raggiunge 392 presenze dal 1970 al 1983, arricchite da 43 reti. Campione del Mondo nell’82, la sua carriera è stata costantemente segnata da spirito di squadra, sacrificio e passione, dentro e fuori dal campo. E nonostante la fede giovanile, ben presto il suo cuore passò ai nuovi colori della Beneamata.
Dopo il titolo mondiale vinto, nel 1983 passò alla Fiorentina dove rimane fino al 1987, anno del ritiro.
Tornato all’Inter nel 1999 nello staff dirigenziale ha accompagnato ancora tanti successi nerazzurri, colori ai quali ha da sempre legato la sua vita. Lavora come responsabile dell’area tecnica, aiutando il presidente Massimo Moratti a portare a Milano giocatori come Vieri, Figo, Vieira, ma anche Eto’o e Milito (gli eroi del Triplete).
Nell’ agosto 2014 il presidente della FIGC Tavecchio, nomina Oriali team manager della Nazionale. Dopo aver affiancato Antonio Conte al campionato d’Europa 2016, viene confermato anche dalle gestioni di Ventura e Mancini; ma nel Luglio 2019 fa ritorno all’Inter nel ruolo di first team technical manager, pur mantenendo l’incarico di team manager della Nazionale.