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I mesi di gennaio e febbraio e il loro significato nell’Antica Roma

Nell’antichità il tempo era concepito e vissuto in una dimensione sacrale e in periodi fasti e nefasti. Gennaio e febbraio: mese iniziale il primo e preparatorio il secondo. Il primo (gennaio) introduceva, il secondo (febbraio) purifcava e propiziava. Febbraio era quindi il mese della purifcazione. Infatti, il nome di questo mese, februaris, deriva dall’aggettivo februus, cioè “purifcante’’, che purifca. Anche la parola italiana “febbre” deriva dalla dea romana febris, protettrice della febbre purifcatrice, a sua volta dall’etrusco februus. Questa connotazione del concetto “febbre-purifcazione-febbraio”, lo si ritova nella Roma antica, in quanto era dai sintomi della febbre che si desumeva un processo di “purifcazione” che avveniva nel corpo. Ma, ineluttabilmente, col tempo svaniscono ricordi e tradizioni religiose. Tutto viene reinterpretate o “adattato” ai tempi. Permanendo, però, nel tempo, il principio di fondo. È il caso dell’annuale cerimonia pagana di purifcazione e fertilità che si teneva a febbraio. Rituale che risale ai lupercali o alle Palilia. I lupercali erano cerimonie religiose dell’antica Roma. Essi consistevano in corse sfrenate di giovani nudi per le vie della Roma Quadrata, vestiti solo di pelle di capra appena sacrifcata. Con torce in una mano e fruste composte da strisce di pelle dell’animale nell’altra, i luperci perquotevano le donne feconde, purifcandole e propiziandone la fertilità. La chiesa combatté questi residui del dio Pan, promuovendo, al loro posto, delle faccolate purifcatrici con candele, le quali, verso l’undicesimo secolo, diventarono “la benedizione delle candele,” quindi della Candelora, ricordandola, guarda caso, come festa della purifcazione, che la chiesa ancora oggi celebra il 2 febbraio. 

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