I ponti di Venezia: 435 tesori di valore inestimabile

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Una volta Venezia non aveva bisogno di ponti: si camminava poco, si remava molto.

La vita cittadina si svolgeva prevalentemente sull’acqua e le imbarcazioni attraccavano agli ingressi principali dei palazzi che affacciavano direttamente sui canali, mentre le porte secondarie davano sulle calli, sul “retro”, là dove oggi si passeggia.

Ecco perché per i gondolieri la vera faccia di Venezia si vede solo dall’acqua.

Per chi arriva in laguna il giro in gondola è d’obbligo, ma i ponti sono i veri testimoni della storia e con i loro nomi, indissolubilmente legati ai trascorsi delle calli che uniscono, rivelano uno dei proili più afascinanti di Venezia.

La passeggiata su e giù per i ponti – se ne contano circa 435 tra pubblici e privati – svela la fisionomia di una città che molti secoli fa ha dovuto adattarsi per essere vissuta anche a piedi.

Le prime passerelle provvisorie cominciarono a essere costruite molto tempo dopo la fondazione, attorno al XII secolo, con l’incremento del traico commerciale, quando Venezia aveva già un tessuto urbano sviluppato.

Il primo fu il ponte di Rialto, centro nevralgico del commercio di ieri e di oggi, all’inizio niente più di una precaria passerella di legno posta su imbarcazioni aiancate, da percorrere pagando un pedaggio.

Oggi il ponte di Rialto è il più celebre dei quattro ponti che attraversano il Canal Grande, imponente e caratteristico con le sue botteghe che affacciano sulla passerella centrale.

Insomma, prima sono venuti i palazzi, le chiese e le calli e poi i ponti, che si sono dovuti adattare a una città dal volto già ben definito.

Lo dicono anche i nomi – ponte Storto –, oppure basta osservarne la struttura per notare come molti siano stati costruiti anche in obliquo pur di unire due rive non predisposte né destinate a essere collegate.

Una scoperta sorprendente che rivela un tessuto eterogeneo di calli, campielli e rivette cuciti gli uni agli altri con un’eleganza casuale e irripetibile.

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