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I riti dell’antica Roma: le Libraralie e il legame fortissimo con la festa dei papà

Come quasi tutte le ricorrenze, anche la festa dei padri trae origine da celebrazioni pagane. Festività tipica del pagus, quindi campestre nell’antica Roma, essa veniva celebrata il 17 marzo. Erano le “Liberalie”, festa di “Liber Pater” (dio agreste della fecondità) e della sua compagna “Libera” (la dea Prosperina). La festa era accompagnata da scherzi e allegria. Sulle cime di pini o pioppi veniva disposto un fantoccio che rappresentava le divinità, il quale, dondolando, ovunque si voltava, là prosperava la vite e fecondava valli e colli. Al profano faceva seguito il sacro. Era l’occasione in cui per i ragazzi, compiuti 16 anni, avveniva il passaggio dallo stato di “puer” a quello di adulto. Il rito prevedeva la deposizione della “bulla”, un amuleto collegato ad una collana, e della “toga praetexta”, per indossare la “toga virilis” per la prima volta. Nell’occasione veniva offerto in sacrificio un capro e i giovinetti, durante una severa ed accorata cerimonia religiosa, venivano consacrati (per sincretismo diventata la nostra Cresima cristiana), introducendoli nel “mondo dei padri”; il tutto, irrorato da libagioni, accompagnate da particolari focacce annuali cosparse di miele (Virg. Georgiche, 2,385 e seg.). Questo dolce è l’antenato delle nostre “Zeppole di San Giuseppe”.

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