Traditional winemaking and wine tasting

I segreti degli straordinari vini barricati italiani

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Bianchi, rossi, rosati e passiti. A queste categorie, di cui tutti abbiamo imparato ad avvalerci per la classificazione di un vino, possiamo aggiungere quella dei barricati. Il termine deriva dal sostantivo femminile francese barrique che indica una botte utilizzata per la maturazione e la conservazione del vino. Nel tempo questa parola è entrata a far parte del vocabolario enologico italiano, dando origine all’espressione “vini barricati”: vini lasciati invecchiare lentamente in b tti di legno in rovere. Le reazioni che si scatenano nel processo di maturazione a causa del contatto tra il legno in rovere e il vino influenzano diversi aspetti del vino stesso. La maturazione in barrique infatti: – stabilizza il colore del liquido – rende il vino meno secco e più morbido
 – favorisce un migliore invecchiamento – dona una maggiore complessità aromatica

 A differenziare la barrique dalle altre botti sono il materiale, le componenti che lo caratterizzano e la sua lavorazione: tecniche in continuo perfezionamento grazie al lavoro portato avanti e perfezionato da generazioni di viticoltori. Il legno di rovere viene fatto stagionare all’aria aperta, esposto al sole e alla pioggia, per un periodo che varia dai due ai quattro anni: le piogge lo puliscono così da una serie di particelle amare mentre il sole lo rende sempre meno poroso e impermeabile anche grazie alle cosiddette “cerchiature” in metallo che assemblano le varie doghe, preservando così il vino da brusche ossigenazioni che potrebbero comprometterne profumi e integrità. Il passo decisivo è la “tostatura” del legno, che prevede il surriscaldamento della parte interna delle doghe attraverso fiamma viva. Questo processo genera una serie di complesse trasformazioni chimico-fisiche fondamentali per la comparsa dei profili aromatici che saranno poi trasferiti al vino. La particolare lavorazione va infatti ad aggiungere tipici sentori tostati che si sommano a quelli che derivano dal materiale e restituiscono note di vaniglia, cocco, cenere e tabacco. A tal proposito è importante anche la presenza del “cocchiume”: un foro con tappo di sughero, praticato sulla doga della botte in corrispondenza del punto di maggiore diametro, utilizzata per riempire e svuotare la barrique e prelevare dei campioni per verificarne i sentori.
A tavola risulta perfetto l’abbinamento dei vini rossi barricati con un buon taglio di manzo, un’entrecôte cotta al barbecue e in generale con carni affumicate in quanto la carica alcolica e le note legnose del barricato rosso ben si abbinano agli aromi della carne cotta alla griglia. Il vino bianco barricato andrebbe invece bevuto con alimenti molto sapidi.

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