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Il mare di Napoli si apre al fusion nella storica via Chiatamone

La cucina di mare partenopea presenta diversi volti e nel tempo ha subito tante evoluzioni. Sbaglia chi pensa che sia una cucina classica, lasciata al caso. Ogni piatto, seppur appartenente alla tradizione, nasce da una profonda ricerca, dalla coniugazione delle stagionalità che il mare e i pescatori regalano.

Eh sì, perché le migliori cozze e vongole, se parliamo di pescato, non le trovi tutti i mesi dell’anno. Così come i ricci, e allo stesso modo il pesce azzurro come la straordinaria lampuga, figlio solo dei primi periodi autunnali.

Lungo la storica Via Chiatamone, nel punto esatto in cui la strada apre uno squarcio panoramico verso il mare e l’isola di Capri, ha trovato casa il locale My Seacret: un ristorante che coniuga arte e ristorazione, grazie all’esposizione continua e permanente di quadri e sculture di artisti napoletani.

A guidare la brigata di cucina il giovane chef Antonio Passariello. La sua è una proposta contemporanea che si nutre di contaminazioni e incontri con altre culture e tradizioni: si va dal polpo di Santa Lucia e il baccalà alla salsa ponzu, alla tartare di wagyu, limoni di Amali e polvere di plancton.

Il mare è protagonista (quasi) assoluto, ma non mancano pochi, calibrati piatti di carne come la lingua di vitello laccata alla birra o la tataki di bufalo, pioppini confit e pastinaca affumicata. Bella l’estetica del piatto che gioca con i colori e le superfici, predisponendo in modo accattivante all’esperienza di degustazione.

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