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Il meraviglioso mondo delle maschere veneziane: storia, cultura, folklore

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La storia della maschera veneziana, simbolo di libertà e di trasgressione prima ancora che del Carnevale, a onda infatti le sue radici in tempi lontanissimi.

Tanto che gli artigiani specializzati, chiamati mascareri, possedevano un loro statuto già nel 1436 e nella seconda metà del Settecento una dozzina di botteghe dava lavoro a un gran numero di persone.

Tra le maschere storiche la più famosa è la Bauta. Indossata sia da uomini che da donne, è composta da una particolare maschera bianca che copre solo gli occhi e il naso, aprendosi a vela a livello della bocca, abbinata a un lungo mantello nero, il tabarro, e a un tricorno, pure nero.

Grazie alla sua semplicità veniva usata non solo a Carnevale, ma anche durante le feste e gli appuntamenti galanti da chi voleva mantenere l’anonimato.

C’è poi la Moretta, maschera ovale di velluto nero che si indossa trattenendola con la bocca grazie a un bottone interno.

Portata solo dalle donne, non permetteva né di mangiare né di parlare e per questo era chiamata dai veneziani “servetta muta”.

E poi ancora il Medico della Peste, con il suo becco da uccello, nata in occasione della drammatica pestilenza del 1630, e la Gnaga, una maschera con le sembianze da gatta indossata dagli uomini che volevano impersonare figure femminili.

Oggi le maschere veneziane sono veri e propri oggetti da collezione e sono realizzate da maestri artigiani nei materiali più diversi. 

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