la penisola delle Eccellenze

Un tempo esistevano i “guitti”.
Ma chi erano i guitti? Erano gli artisti girovaghi, quegli attori che, per mezzo del loro carrozzone che trasportava illusioni dipinte su fondali laceri e costumi scalcagnati, odorosi di polvere e parrucche stoppose regni di pidocchi o cimici, portavano di paese in paese le loro commedie e i loro drammi umani e sulla scena.
Si potrebbe addirittura pensare che i guitti siano la parte romantica di quest’arte. Romantica sì, ma attenzione, estremamente difficile. E nel loro eterno peregrinare, avevano poche pretese ma essenziali: lavorare in cambio di cibo. Questi “poveri disgraziati”, come spesso erano considerati, non pagavano le tasse, ma si preoccupavano necessariamente dello stomaco.
Una commedia romantica per una gallina viva (da ammazzare in un secondo tempo), un cesto di frutta, un pane e due caciotte;
Un dramma per un pentolone di minestra e qualche confetto al rosolio;
Uno spettacolo comico per qualche dolcetto, un pollo arrosto da dividere in sei o sette e un bel sacchetto di frutta secca.
Questo, quando andava bene, naturalmente. Già, perché erano tempi di fame nera. Un aspetto poco romantico, certo.
Ma se pensiamo che queste compagnie di girovaghi erano spesso capitanate da famiglie allargate… beh, forse un po’ di romanticheria possiamo trovarla.
Lui: il capocomico, quello che sapeva almeno una trentina di commedie a memoria. E Lei: sua fedele compagna partner nella vita e sulla scena.
Attorno loro, gli attori giovani, spesso figli della coppia d’origine, altre volte, ragazzi in cerca d’avventura e giovani fanciulle scappate a prospettive di vita peggiore, coinvolti tutti nel carrozzone dell’ Arte, e che, inevitabilmente, s’innamoravano l’uno dell’altra. E poi compagni di viaggio improbabili, saltimbanchi, attrezzisti…
Ma il fulcro erano Lui e Lei.
Ecco il perché di quel calore che si può avvertire ogni qual volta si parla di loro.
Dei guitti.
Perché, alla fine, il loro focolare era il fuoco sacro dell’arte, laddove la vita si mescolava tra le pagine di mille copioni mandati a memoria.
Un posto sicuro, l’Arte, il circo, il carrozzone, la famiglia.
Dalla Commedia dell’Arte a quei circhi che ancor oggi possiamo trovare negli anfratti più invalicabili di paesi dimenticati da Dio. Un posto nel mondo per questi cari antenati. E per questi cari colleghi che ancor oggi allietano il cuore dei fortunati che possono ancora meravigliarsi di fronte alla grande passione per l’Arte del teatro che questi “poveri comici disperati” continuano tenacemente a tenere viva.