la penisola delle Eccellenze

In italiano, abbiamo infatti due forme o per meglio dire due registri quando ci rivolgiamo a qualcuno: la forma familiare (o informale) e la forma di cortesia (o formale) per l’appunto. La forma familiare la possiamo usare con gli amici, con i parenti, con i colleghi di lavoro, con persone con cui abbiamo una certa confdenza. La forma di cortesia invece, l’adoperiamo con persone che non conosciamo, o pubblici funzionari, personale di servizio, col personale dirigente nel proprio uffcio e con le persone anziane. La distinzione di queste forme ha implicazioni di origine culturale, sociale, ed anche politica, basti pensare che il Lei veniva considerato borghese, il Voi fascista e il tu comunista. Nell’italiano contemporaneo il Lei ha ormai assunto il ruolo da protagonista indiscusso ma, nelle regioni centro-meridionali si usa ancora il voi di cortesia anche quando ci si rivolge ad una persona, un utilizzo promosso negli anni del Fascismo e ancora praticato. Es. “Volete venire con me?”, “Cara nonna, siete stanca?”, “Signor Macri, volete un caffè?” Quando siamo in un contesto formale quindi, è consigliabile cominciare sempre una conversazione nella forma di cortesia. L’interlocutore poi, con ogni probabilità ci offrirà presto la possibilità di passare alla forma familiare dicendo: “Diamoci del tu!” o “Dammi pure del tu” e così via. Si potrà, dunque, continuare la conversazione usando la forma familiare (cioè con il pronome tu + verbo alla seconda persona singolare). Per tornare al discorso culturale e sociale, “Diamoci del tu” è anche il titolo di un album di Caterina Caselli (1967).