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Il solstizio d’estate degli antichi romani e lo straordinario rapporto con la storia e la fede

Solstizio deriva dal latino sol-stitium, composto da “sol”, Sole e “sistere”, sostare. In astronomia consiste nel momento in cui il sole, nel suo moto lungo l’eclittica, raggiunge il punto di declinazione massima o minima (21 giugno o 21 dicembre). Il 21 giugno si ha la massima declinazione positiva, che annuncia l’inizio dell’estate. Il sole al suo zenit determinerà le giornate più lunghe (dal 21 al 24 giugno), cioè il “periodo” di sosta, prima di cominciare la discesa il 25 giugno, verso l’equinozio di autunno (equinox, notte uguale al giorno) e il solstizio d’inverno, del 24 dicembre (giornate più corte)… ed il ciclo ricomincerà. Sin dai tempi più remoti, le manifestazioni della natura e dei moti astronomici furono interpretati dall’Uomo antico quali simboli e segni che determinarono stati d’animo e dimensioni spirituali particolari. L’Uomo, scrutando lo spazio, cercava le cause che ciclicamente si manifestavano sulla terra. Alla luce di questa eccezionale esperienza umana, attraverso riti particolari, l’Uomo tradizionale viveva ed assecondava quel che era concepito quale volere divino, convinto che ciò che avveniva nel macrocosmo influiva di riflesso sul microcosmo: il suo mondo. Uno stato d’animo dunque, pregno di religiosità. 

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