Incredibile ma vero un’azienda di Portofino conserva vini e champagne tra le onde del mare

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Incredibile ma vero esiste una azienda che ha deciso di conservare i propri vini, champagne e distillati all’interno dell’acqua del mare. Accade a largo di Portofino.

Realizzare la “carta” dei vini underWaterWines è l’ambizioso progetto di Jamin Portofino, la prima azienda in Italia per il cantinamento underwater di vini di diverse etichette.

Per raggiungere l’obiettivo l’azienda ha lanciato (lo scorso 10 giugno) una campagna di equity crowdfunding su Mamacrowd, la principale piattaforma italiana nel settore per capitale raccolto, e punta a raccogliere 600mila euro anche per cercare di incrementare le attività di ricerca e sviluppo – grazie alla convenzione siglata con DAgRi università di Firenze – e di ampliare i servizi alle cantine.

Inoltre, con l’azionariato diffuso, Jamin vuole consolidare la propria presenza sul mercato internazionale, portando all’estero la propria esperienza per sviluppare tecnologie nel campo dell’anticontraffazione.

Proprio per questo sta sviluppando chip e criptature blockchain per proteggere l’unicità e l’origine di ogni bottiglia.

«Il cantinamento subacqueo è una novità dirompente nel panorama enologico internazionale, una di quelle innovazioni che non capita spesso in un settore come quello del vino, fortemente legato alla tradizione produttiva – ha affermato Emanuele Kottakhs, founder di Jamin Portoino -.

Grazie a questa raccolta potremo offrire partnership e supporto alle tante cantine o wine lovers che vogliano partecipare alla crescita di questo segmento di mercato».

Soddisfazione arriva anche dal Ceo di Mamacrowd, Dario Giudici: «Siamo lieti di ospitare sulla nostra piattaforma la campagna di Jamin. L’Italia ha una grande tradizione vitivinicola: il connubio tra tecnologia e cantinamento in mare non può che innovare questo settore». 

Il rapporto tra il mare e il vino si perde nella storia. 

2.500 anni fa, nell’antica Grecia, gli isolani di Chio avevano un segreto che custodivano gelosamente: quello di tenere l’uva per qualche giorno in mare ed eliminare la sostanza cerosa esterna, detta pruina, per avere poi un appassimento più veloce e riuscir a far mantenere al vino aromi e sostanze.

Gli antichi romani mescevano vini salsi, in cui le uve essiccate al sole venivano miscelate con acqua marina, per accelerare la maturazione e prevenire l’acetificazione. 

In tempi più moderni si sono diffuse leggende su bottiglie intatte recuperate dai relitti di navi affondate, che si dice avessero sapori unici.

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