la penisola delle eccellenze

Lui è l’anima più bella del nostro cinema, l’italiano medio e pulito. Con queste parole regista Dino Risi ricordava Marcello Mastroianni, che il 19 dicembre del 1996 aveva lasciato la vita terrena per trasformarsi in leggenda del cinema internazionale.

Un attore straordinario e straordinario uomo comune: questo fu per tutti gli addetti al cinema e per i milioni di spettatori che hanno potuto condividere l’arte di Marcello, figlio di un’Italia contadina che conosceva bene il peso della fatica.

Marcello nacque a Fontana Liri, il 28 settembre 1924 da Ottorino Mastrojanni (falegname) e Ida Irolle (originari entrambi del vicino paese di Arpino, terrà natale di Cicerone).

Marcello poco dopo la propria nascita si trasferì con i genitori dapprima a Torino e nel 1933, definitivamente a Roma, nel quartiere San Giovanni, dove ebbe la fortuna di respirare aria di cinema. Ancora bambino, infatti, ebbe la possibilità di fare comparsate in “Marionette” di Carmine Gallone, ne “La corona di ferro” di Alessandro Blasetti, in “Una storia d’amore” di Mario Camerini, e ne “I bambini ci guardano” di Vittorio De Sica.

Diplomatosi perito edile nell’istituto tecnico industriale statale Galilei, Mastroianni lavorò come disegnatore tecnico per il Comune di Roma e poi per l’Istituto geografico Militare di Firenze che dopo l’armistizio venne assorbito dall’Organizzazione Todt costringendo il futuro attore a trasferirsi prima a Dobbiaco e poi a fuggire con il suo amico Remo Brindisi in vista di un suo ulteriore trasferimento in Germania. Terminata la guerra, Marcello Mastroianni iniziò a seguire le prime lezioni di recitazione per tentare nuovamente la carriera cinematografica. Frequentò un corso di recitazione con Silvana Mangano iniziando con l’attrice una breve storia d’amore.

Nel 1948 debuttò nel cinema con il film “I miserabili” di Riccardo Freda mentre il teatro lo chiamò per piccole parti in compagnie di dilettanti.

Notato da Luchino Visconti, ottenne il suo primo ruolo da professionista in “Rosalinda o Come vi piace” di Shakespeare e poi in “Un tram che si chiama Desiderio” di Tennessee Williams. Dopo aver interpretato sotto la re- gia di Luciano Emmer diversi ruoli in commedie neorealistiche Mastroianni di fece conoscere anche nel campo drammatico ma l’affermazione definitiva arrivò nel 1958 con “I soliti ignoti”, cui seguì “Adua e le compagne” (1960).

Saranno però i capolavori di Federico Fellini, “La dolce vita” (1960) e “8½“ (1963) a consacrarlo al mondo del cinema. Con l’attrice Catherine Deneuve ebbe una relazione dal 1971 al 1975, da cui nacque la figlia Chiara. Infine, nel 1976, si legò alla regista Anna Maria Tatò, con la quale convisse fino alla morte. Dopo aver recitato ne “I compa- gni” di Mario Monicelli, nel 1963 l’attore trovò sulla sua strada di nuovo Vittorio De Sica, conterraneo nato a Sora, a pochi chilometri da Fontana Liri, e Sophia Loren. I due recitarono infatti insieme in tante pellicole.

De Sica lo volle nel film “Ieri, oggi, domani” (1963), “Matrimonio all’italiana” (1964) e ne “I girasoli” (1970), in un sodalizio artistico tra i più riusciti del cinema italiano.

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