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Ivrea e il Monferrato: il Piemonte dei patrimoni Unesco da scoprire e da amare

Come scriveva Kahlil Gibran: “L’arte degli italiani sta nella bellezza”. Bellezza da creare, da contemplare e da proteggere. Una bellezza da primato. Sì, perché l’Italia può concretamente vantare un riconoscimento che la porta in testa a tutte le nazioni del pianeta: quello di Paese con il più alto numero di siti riconosciuti Patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.

La terra delle meraviglie, che vanta oltre 8.000 chilometri di coste, due catene montuose, isole incredibili e un patrimonio unico al mondo di storia e tradizioni, tra cui spicca quella gastronomica, ha da poco raggiunto quota 54 siti UNESCO tenendo il passo con la Cina, che però con i suoi 53 siti può contare su un’estensione territoriale 30 volte maggiore.

Il sito numero 54, riconosciuto nel luglio del 2018, tanto per fare un esempio, è “Ivrea, città industriale del XX secolo”.

La cittadina piemontese lega indissolubilmente il suo nome a quello di Adriano Olivetti, che tra gli anni ‘30 e ‘60 volle realizzare il sogno umanistico di una fabbrica a misura d’uomo, che diventò poi città, concepita tutta attorno al benessere del lavoratore, mettendo in primo piano i servizi e il senso di comunità, andando a congiungere tra di loro i princìpi del capitalismo e del marxismo, e provando a tenerne fuori le contraddizioni.

Il Piemonte conserva anche un altro tesoro riconosciuto dall’UNESCO nel 2014, i cui frutti si lasciano assaporare in calici di eccellenza in tutto il mondo. Percorrendo i “Paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato” si ha l’impressione di trovarsi davanti all’esempio perfetto di sinergia e azione combinata tra uomo e natura.

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