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La Befana: immaginario religioso e tradizionale anche nella cultura italiana

Tra filastrocche e poesie per l’infanzia la letteratura esalta la mitica figura che fa sognare i bambini. È la favola del sei gennaio che cade il giorno dell’Epifania ovvero è la festa della rivelazione di Gesù come Dio. Si sente spesso: “La Befana vien di notte con le scarpe tutte rotte, con la penna alla romana: viva viva la befana!” Oppure: “La befana vien di notte, con le scarpe tutte rotte, se ne compra un altro paio, con la penna e il calamaio”.

Questa fantasiosa figura misteriosa dai tempi antichissimi accompagna l’immaginario religioso e tradizionale di tanti popoli.

La Befana rappresenta la transizione tra la fine dell’anno solare, il solstizio invernale che va dal 21 dicembre, e l’inizio dell’anno lunare. Appare come simbolo dei cicli stagionali agricoli, che risalgono a religioni, come il mitraismo, di origine persiana (II-I secolo avanti Cristo) o celebrazioni celtiche (IV-III sec. a.C.), in cui l’anno vecchio termina, sostituito dal nuovo.

Il solstizio invernale è il giorno più breve dell’anno, quando le giornate ritornano a divenire più lunghe. Dall’età preistorica del periodo Neolitico esisteva un culto collegato ad una dea con sembianze femminili incarnante lo spirito degli antenati. Si verificava in inverno, quando le famiglie erano riunite intorno al fuoco.

La Befana viene paragonata ad una divinità, sinonimo di nuova vita, anche spiraglio di luce al termine del freddo inverno. Nonostante rare volte possa essere rappresentata da un aspetto più piacevole, affascinante e giovane, generalmente è raffigurata vecchia e brutta. 

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