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La cultura romana e il concetto di “otium”: scopriamo come i latini intendevano la vacanza

Con l’Epifania si chiude il ciclo delle vacanze natalizie. Si torna a lavoro, si riprende ad affrontare la vita di tutti i giorni. Noi abbiamo voluto fare un tuffo nel passato, in quella immensa cultura romana che ci appartiene, per capire come gli antichi concepivano l’idea di “vacanza”.

Nella Roma antica l’ozio (l’“otium”) era qualcosa di diverso dallo stare ad abbronzarsi su una spiaggia affollata e rovente, compilando indolenti cruciverba. Per il romano antico, l’otium era il tempo necessario che costui dedicava in campagna per studi, composizioni e speculazioni intellettuali, in contrapposizione al tempo necessario della gestione dei propri affari in città (“neg-otium”) o alla propria professione. Dopotutto per ricaricare una batteria che naturalmente si scarica non la si lascia a riposo inerte: si attacca ad una presa di corrente. Così l’ozio, quotidiano o stagionale che sia, era originalmente coltivazione, attività. Dunque, proprio l’opposto del nostro ozio moderno. Dei tre, il termine latino “vacantia” è quello che più si avvicina alla nostra ”vacanza”, cioè periodo di riposo, assenza di obblighi, libertà; giorni svuotati dal lavoro, dallo studio, dagli impegni quotidiani, in cui si può dormire di più, far quel che si vuole. Da notare che la vacanza riguarda anche ruoli e cariche, che si dicono appunto vacanti, quando non ci sia nessuno che li ricopre (essere vacante, vuoto).

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