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La leggenda dei limoni e la storia dell’agrume italiano per eccellenza, tra mitologia e verità

I limoni sono al centro di una delle dodici fatiche di Ercole. I limoni, detti “pomi d’oro“, erano custoditi nel giardino delle Esperidi. Compito di Eracle era quello di recuperare i pomi d’oro: con l’aiuto delle ninfe, ci riuscì. Alcune leggende asseriscono che sia stato Zeus stesso, venuto in possesso dei preziosi limoni, ad inventare il limoncello ed a regalare la sua ricetta ad un mortale, che poi l’avrebbe diffusa col suo favore tra gli esseri umani. Altri dicono invece che le custodi di questa preziosa ricetta fossero le Sirene e che queste non avessero alcun interesse a condividere il loro sapere con gli uomini, con cui non sembrava avessero affatto buoni rapporti: furono infatti i monaci certosini a rubare la ricetta alle Sirene dopo averle scacciate dalle loro terre. I pescatori avrebbero poi fatto proprio quel segreto, bevendo un sorso della preziosa bevanda per scaldarsi nelle mattine più fredde. Plinio il Vecchio conferma la presenza in epoche antiche del limone in Campania parlandone più d’una volta. Ma non solo: troviamo l’albero di limone dipinto ben due volte sulle pareti della “casa del frutteto” di Pompei. Già nel VI secolo d.C. troviamo testimonianze dell’uso del limone a scopo medicamentoso da parte dei medici di Salerno, ma una maggiore diffusione dell’albero di limone si ebbe probabilmente dal I secolo d.C.; gli arabi li portarono in Spagna ed in Italia meridionale nel corso delle invasioni del X e del XII secolo. Probabilmente contribuirono alla diffusione del limone anche i crociati di ritorno dalle guerre sante. Ad ogni modo, nel 1500 Napoli era ormai piena di limoni ed agrumi, particolarmente apprezzati dai Gesuiti; nel 1800 l’economia della penisola sorrentina si basava in larga parte sulla coltivazione dei limoni.

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