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La mozzarella di bufala il prodotto italiano più apprezzato e amato in Nordamerica

Da un’indagine condotta da Assocamerestero, l’associazione delle Camere di commercio italiane all’estero, su un campione di 550 influencer selezionati in Stati Uniti, Canada e Messico, sembra che i millennials e gli influencer americani siano sempre più incuriositi dal cibo italiano e si rivelano veri intenditori del Made in Italy. Il dato più sorprendente è quello per cui la Mozzarella di Bufala Campana Dop è risultato il prodotto più amato, con il 47,5% di preferenze e il primo in Canada con oltre il 57% degli intervistati che la conoscono e la apprezzano. Bene anche il gorgonzola (39,3%), l’Asiago (33,8%) e il mascarpone (27,4%). Al secondo posto della classifica la pasta, gradita dal 38,5% degli influencer.

Sono, dunque, questi i nuovi ambasciatori dei luoghi, tradizioni e sapori che fanno parte dell’identità del popolo italiano, i quali si informano sul cibo italiano, lo conoscono viaggiando, lo apprezzano assaggiandolo in Italia e ne veicolano la bontà attraverso il mondo dei social “influenzandone” il consumo. Ecco, quindi, che in Italia gli imprenditori, quelli tradizionali come i più innovativi, giocano la “carta” dei social, avendo compreso l’importanza dello storytelling per promuovere i propri prodotti, servendosi degli influencer come mediatori commerciali. Il prodotto non viene più pubblicizzato ma “narrato” e tale operazione permette non solo di informare su gusto, bontà e caratteristiche nutrizionali ma di “raccontare” il territorio dal quale proviene, le tradizioni nelle quali si è formato e la cultura della quale è divenuto veicolo nel mondo.

È evidente il bisogno di una nuova narrazione dei tesori agroalimentari italiani, basata sulla conoscenza dell’autentico Made in Italy agroalimentare. Una strada nuova per raggiungere il consumatore finale in tutto il mondo. Ma uno storytelling che trasformi in “narrazione” il Made in Italy agroalimentare presuppone una conoscenza dei prodotti e la capacità di riconoscerli come originali non facendosi ingannare dal fatto che possano “apparire” come italiani alimentando quell’Italian Soundig che corrisponde ancora ad una quota del 35,2% in Stati Uniti, Canada e Messico

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