la penisola delle Eccellenze

Di Saula Giusto

Giuliano Manfredi Stramacci, ingegnere, poco più che trentenne, vignaiolo per vocazione, ti accoglie in azienda al pari di un caro amico che lo viene a trovare a casa.

Ispirato come pochi, ti racconta con trasporto della sua produzione, delle sue uve e dei suoi vini, accompagnandoti tra le vigne con orgoglio quasi ‘paterno’, nonostante i pochi anni sulle spalle.

Tellenae 2018
Giuliano Manfredi Stramacci

Giuliano respira aria di campagna da sempre, nonostante la sua ‘doppia vita’ da ingegnere civile poichè, oltre a tale professione, gestisce anche, insieme alla famiglia, la Societa’ Agricola Stramacci e poichè produce vino. La conseguenza inevitabile di una passione che nasce nella sua infanzia, quando era felice di seguire il nonno nei campi, mentre questi piantumava, curava o vendemmiava le amate viti.

Nell’azienda di famiglia si producono infatti uve da vino da anni, in precedenza conferite in toto ad altre aziende.

Il progetto Tellenae

L’amore per il territorio, la campagna e il nonno lo ha condotto a a creare Tellenae (https://www.manfredistramacci.com/tellenae).

Il nome di un’etichetta e di un nuovo progetto di qualità, che deriva dall’antica città del Lazio preromano di Tellenae, di cui parlano Strabone, Plinio il Vecchio, Dionigi di Alicarnasso. Probabilmente situata lungo l’attuale via Laurentina o, secondo fonti più certe, presso il Parco dell’Appia Antica, dove ancora oggi esiste un ‘vicolo Tellenae’ e dove sono presenti resti archeologici che sono stati rinvenuti negli anni 60 dall’università di Svezia. Secondo la tradizione, fu conquistata e distrutta da Anco Marzio, che ne deportò a Roma gli abitanti, e ha lasciato nei posteri quell’alone di romantico mistero, sulla sua effettiva esistenza e sulla certezza del sito, che ha ispirato Giuliano.

I vigneti di Tellenae si trovano, pensate, dentro il Comune di Roma, in via della Marrana Di Santa Fresca 82, tra il Divino Amore e Fioranello, a soli 13 Km dal Colosseo!

Il tramonto su Tellenae

Un territorio vulcanico

Sono terreni ‘figli’ e frutto di due grandi vulcani: il Sabatino e il grande Vulcano Laziale; soprattutto di quest’ultimo complesso maestoso, che iniziò ad esprimere la propria energia devastante circa 600.000 anni fa, emergendo a sud della pianura romana, con un cono vulcanico di più di 60 km di base ed una potente attività che si realizzò in più fasi, protratte per migliaia di anni ed intervallate da lunghi periodi di quiescenza. Il risultato di tali attività sono suoli e sottosuoli costituiti, in prevalenza, da un impasto di sabbie pozzolaniche ed argille, preziose per l’agricoltura e per la viticoltura in particolare, poichè garantiscono la produzione di vini freschi, sapidi, minerali, longevi.

Un clima favorevole

Anche la situazione pedoclimatica garantisce una produzione d’eccellenza: il territorio viene investito dalle brezze marine che arrivano direttamente dal Mar Tirreno e che, non trovando ostacoli, mitigano il clima, rendendo le uve sane.

Dal 2015 una produzione di qualità

Giuliano, sentendosi grato e colmo di rispetto per le incredibili potenzialità di un territorio così vocato, nel 2015 decide di creare Tellenae, mirando unicamente ad una produzione di qualità.

Decide di destinare una parte dei vigneti di famiglia, i più vocati, a produrre un unico vino, appunto il Tellenae, puntando tutto su un unico vitigno, emblema e simbolo della grande viticoltura laziale del passato, ma anche della sua rinascita contemporanea: la Malvasia Puntinata.

La Malvasia puntinata
Giuliano e i suoi collaboratori in vigna

Stabilisce, da subito, standard produttivi di qualità estremamente elevati, a partire dalle basse rese per ettaro, che si attestano su massimo 80 quintali; al controllo quasi maniacale (da ingegnere, in effetti!) della perfetta maturazione delle uve per la vendemmia; alla gestione della vigna.

Nel vigneto vige, infatti, la norma della sostenibilità ambientale e si realizza la prevenzione sfruttando gli equilibri dell’ecosistema, secondo i principi della lotta biologica integrata. Alcuni parassiti della vite e dell’uva, come afidi e tignole, vengono contrastati dai loro predatori naturali (acari, coccinelle, ragni, batteri, funghi). La presenza di questi piccoli ‘aiutanti’ è garantita dall’alto livello di biodiversità nella vigna.

La vendemmia notturna

La vendemmia, inoltre, nel 2020 come nel 2017, è stata realizzata di notte, per evitare le temperature troppo elevate del giorno e i processi degenerativi delle uve.

Giuliano pone anche una particolare attenzione alla ‘catena del freddo’, in tutte le fasi immediatamente post vendemmiali, convinto che: “tenendo bassa la temperatura, si ostacola la formazione dei lieviti indigeni e dei batteri al fine di ottenere, in cantina, un mosto in entrata che deve essere raffreddato solo di pochi gradi, andando quindi a velocizzare anche le operazioni. Siamo abituati a conservare gli alimenti in frigorifero, proprio perché andiamo ad allungare la cosidetta shelflife e lo stesso vale per le uve”.

Un lavoro ‘certosino’, che sin dalla prima annata di Tellenae, la 2015, ha dato i suoi frutti, realizzando il fine di Giuliano di produrre un vino simbolo della grande qualità che la Malvasia Puntinata in purezza può creare, se gestita con cura e sapienza.

Le bottiglie, tutte numerate e prodotte nell’ultima annata, la 2019, in meno di 10.000 esemplari, vengono, per scelta precisa di Giuliano, solo ‘affidate’ alla vendita in ristoranti, locali, esercizi commerciali in cui la qualità risulti essere il comune denominatore.

Prima degli appunti del mio assaggio, voglio descrivere il grande vitigno protagonista dell’etichetta che, come Giuliano, apprezzo ogni giorno di più per la grande eccellenza che riesce ad esprimere.

La Malvasia Puntinata

Fa parte della grande famiglia delle malvasie, il cui nome deriva da Monembasia, antica città bizantina che era sita a sud del Peloponneso, dove si producevano vini dolci, che vennero esportati in tutta Europa dai Veneziani con il nome di Monemvasie. Vini estremamente popolari tra il ‘500 e il ‘700, tanto che Venezia pullulava di osterie, chiamate Malvase, dedicate al loro consumo. Gli stessi veneziani importarono le barbatelle in Italia ed Europa, diffondendone la coltivazione e dando origine a mutazioni, cloni e varietà che si adattarono a condizioni climatiche e di suolo differenti. La diffusione nel Lazio è forse dovuta a mercanti genovesi e la sua descrizione ampelografica risale alla fine del 1800.

La Malvasia Puntinata, detta anche del Lazio data la sua diffusione nella nostra regione, viene oggi coltivata soprattutto nelle zone di produzione dei vini Doc Marino, dei Castelli Romani, nella zona dell’unica Docg del Lazio (quella del Frascati Superiore), dove ha trovato un habitat ideale e nella Doc Roma Bianco, deve essere presente per min. il 50%.

Si chiama così per la caratteristica puntinatura che decora la sua spessa buccia quando giunge a perfetta maturazione: un segnale che invita i viticoltori ad iniziare a vendemmiare. Presente da secoli nel territorio, la sua notevole sensibilità alla maggior parte delle malattie della vite e la scarsa produttività spinse molti produttori, tra la fine dell’800 e il II dopoguerra, a sostituirla con la Malvasia di Candia, uva più resistente e produttiva, ma di qualità decisamente inferiore. Da circa 15-20 anni la crescente attenzione alla produzione di qualità dei viticoltori della nostra regione e dei consumatori, ha finalmente favorito un reimpianto progressivo di questo vitigno.

Un’uva semi aromatica. Tradizionalmente vinificata insieme a trebbiani ed altre malvasie per apportare profumo, sapore, corpo e finezza in vini secchi; o, data la sua buona capacità di concentrare gli zuccheri, per produrre vini dolci da vendemmia tardiva.

Un vitigno che da il meglio di sè nei terreni vulcanici dove, unitamente ad un clima e ad un’esposizione estremamente favorevoli, è capace di produrre un vino dal colore luminoso, ampiezza olfattiva, grande sapidità, struttura, morbidezza e longevità.

Il Tellenae 2018

Il Tellenae 2018

100% Malvasia Puntinata. Vigneto di circa 20 anni. Raccolta manuale di grappoli selezionati. Vinificazione e fermentazione in acciaio a temperatura controllata.

Colore oro puro, molto brillante, consistente. Naso ‘conturbante’, intenso, davvero ampio: si rincorrono sensazioni fuse di mela cotogna, ananas e frutto della passione maturi, poi finocchietto selvatico, origano fresco, camomilla, seguita da rosa bianca e miele d’acacia, su un lieve finale speziato, di zenzero, curcuma e sulfureo. Al palato incede elegante, sensuale, appagante. Morbido, molto minerale, sapido, di buon corpo, con un ‘graffio’ di freschezza ancora marcato. lascia, indelebile, un netto sapore di frutto della passione e spezie, in una bocca molto saporita, buonissima.

Una delle migliori malvasie in purezza mai assaggiate. Va valorizzata, specie dopo qualche anno di riposo in cantina, in abbinamento con primi piatti di carne in bianco o carni bianche anche speziate, agnello.

Io l’ho abbinato ad un piatto ‘alla cinese’: pollo alle mandorle e riso basmati. Ottimo!