La storia del giglio bianco nella mitologia classica e nella cultura italiana

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Prima di affrontare un soggetto tanto vasto quanto di profonda portata simbolica, occorre fare una precisazione di fondo. Anzitutto, al fine di non confondere le varie versioni botaniche della stessa famiglia, il fiore a cui facciamo riferimento è il giglio bianco (Lilium candidum), una delle piante da giardino più antiche al mondo. Apparentemente questo fiore fu introdotto in Europa dai Fenici. Infatti, il giglio in questione è originario dell’Asia minore. Lo troviamo rappresentato in bassorilievi assiri, al tempo di Assurbanipal, intorno al 600 A.C., ma la sua esistenza in quelle regioni è ancora più remota. Presso i Greci ed i Romani simboleggiava l’amore sublime e la procreazione. In secondo luogo, bisogna partire dal significato ambivalente che questo fiore può evocare partendo da un dettaglio mitologico, ma che ha avuto grande influenza nella mistica e nell’araldica: fiore pudico o impudico; puro e virgineo da un lato o fiore sensuale della passione e della lascivia dall’altro; fiore contemporaneamente della virtuosa Giunone o della sensuale dea Venere. Il giglio mitologico originario era pudico: emblema della purezza, dell’amore verginale, della fedeltà coniugale e della maternità, perciò dedicato a Giunone. Il fiore, secondo il mito, nacque dall’atto più materno, cioè quello dell’allattamento. 

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