La storia della lingua italiana: scopriamo perché tutto ebbe inizio nel 1224

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Il periodo storico che va dal 1224, data della composizione del Cantico delle creature di San Francesco d’Assisi, al 1321, anno in cui morì Dante Alighieri, si contraddistingue per i numerosi mutamenti in campo sociale e politico, ed in particolare per la lingua italiana. Nel XIII secolo, dopo la letteratura religiosa e in particolare francescana, cominciano ad apparire anche dei componimenti di carattere popolare che spesso accompagnano le danze durante le feste. Si tratta per lo più di poesie d’amore, di canti in forma dialogata tra madre e figlia, di lamenti di giovinette che vogliono marito, di contrasti tra moglie e marito, tra suocera e nuora, e così via. Alcune di queste poesie sono opera di giullari, che segnano proprio il passaggio fra la letteratura popolare e quella degli spiriti più colti e raffinati. Allo stesso tempo, in Sicilia, alla corte di Federico II di Svevia, il volgare siciliano viene adottato da un folto gruppo di letterati: la Scuola Poetica Siciliana. Grazie a questa scuola, il siciliano acquisterà un enorme prestigio e verrà considerato il volgare più importante d’Italia per un lungo lasso di tempo. I poeti Siciliani contribuiscono in modo significativo alla costruzione del patrimonio letterario italiano. Federico II, uomo di grande cultura anche linguistica, vuol creare una nuova forma poetica, laica, da contrapporre al predominio culturale religioso. I poeti di questa corrente letteraria appartengono all’alta borghesia, sono tutti funzionari di corte, o burocrati, che lavorano presso la corte di Federico. La produzione poetica è perciò riservata alla libertà dello spirito e all’immaginazione.

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