La Vernaccia di San Gimignano, il vino di Dante Alighieri

Bunch of white grapes in the vineyard

L’Italia da Vivere è ogni giorno terreno fertile di curiosità da scoprire, di sorprese che ti lasciano senza fiato, è un mondo di informazioni da raccontare e da studiare a fondo, da condividere: tra paesaggi magnifici, patrimoni culturali e artistici unici, tra personaggi di ieri e di oggi di cui nessuna nazione al mondo può vantare i natali. Non esiste aspetto della nostra cultura, parlando di letteratura, poesia, arte in generale, che in qualche modo non sia legata a filo doppio al Sommo Poeta. Parliamo di Dante Alighieri, il Padre Assoluto della Lingua Italiana, l’uomo che la storia ha incoronato come il simbolo della cultura di casa nostra, l’unico discendente di quello che il nostro paese ha rappresentato e rappresenterà sempre, per l’eternità, con il suo immenso patrimonio letterario e appunto linguistico. Pochi sanno che il sommo Dante era anche un grande cultore dello stare bene a tavola, e come poteva essere altrimenti da buon italiano, da rappresentante perfetto della nostra Italia da Vivere. Firenze e la sua Toscana poi come panorama enogastronomici non sono seconde a nessuno. Ebbene oggi scopriamo il legame tra Dante e il vino. Ebbene vi raccontiamo che la Vernaccia di San Gimignano, tra i bianchi più antichi d’Italia, famosa già all’epoca di Dante, è il vino “cantato” nella “Divina Commedia” nella cornice dei Golosi in Purgatorio. La citazione più famosa sulla Vernaccia è quindi proprio di Dante Alighieri, che nella Divina Commedia manda il Papa Martino IV nel Purgatorio a scontare i peccati di gola, in particolare le anguille di Bolsena affogate nella Vernaccia: “….ebbe la Santa Chiesa e le sue braccia: dal Torso fu, e purga per digiuno le anguille di Bolsena e la Vernaccia….”, Purgatorio, Canto XXIV . Dopo la grande fortuna dell’epoca medioevale e rinascimentale, della Vernaccia si perdono quasi le tracce fino al secondo dopoguerra dello scorso secolo, quando i viticoltori di San Gimignano riscoprono il valore dell’antico vitigno e ottengono nel 1966 la Denominazione di Origine Controllata, a cui è seguita la (DOCG) nel 1993.

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