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L’aglianico del Vulture, grande rosso lucano, affonda le sue radici nella notte dei tempi

Vi sono ritrovamenti archeologici che testimoniano l’antichità di questo vitigno, tra cui i resti di un torchio dell’età romana ritrovati nella zona di Rionero in Vulture e una moneta bronzea raffigurante l’agreste divinità di Dionisio, il cui culto fu poi ricondotto a quello di Bacco, coniata nella zona di Venosa nel IV secolo a.C. Gli antichi romani lo ribattezzarono vitis ellenica e sfruttarono l’aglianico per produrre il vino Falerno. Vi sono più teorie sull’origine del suo nome: c’è chi sostiene che sia ispirato all’antica città di Elea (Eleanico), sulla costa tirrenica della Lucania, e chi lo considera una semplice storpiatura della parola ellenico. Il nome originario fu cambiato nell’attuale aglianico durante la dominazione aragonese nel corso del XV secolo, a causa della doppia ‘l’ trasformata in ‘gl’. Soprannominato da molti il Barolo del Sud, esprime la sua varietà anche in altri vini sprovvisti di denominazione d’origine tra cui l’Aglianico Dolce, un vino da dessert, e l’Aglianico di Filiano che viene coltivato a Filiano, un piccolo paese a sud del Vulture. Di colore rosso rubino intenso tendente al granato. In bocca gradevolmente tannico, sapido, guadagna persistenza ed equilibrio con l’invecchiamento. La sua struttura affinata in legno ben si adatta ad essere abbinata a pollame nobile, selvaggina e carni speziate.

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