Langhe: la bella favola di Sandra Vezza, e la storia della sua cantina. La storia di una donna innamorata della sua terra

Non è una donna che si fa rinchiudere facilmente in schemi, Sandra Vezza, fondatrice della cantina vitivinicola L’Astemia Pentita, nel territorio di Barolo. Dopo aver guidato con successo l’azienda familiare, infatti, acquista Gufram tra il 2011 e il 2012, nome icona del design made in Italy, ora affidata al figlio Charley, per poi avventurarsi in un nuovo, particolare, progetto imprenditoriale: quello di una persona da sempre astemia che decide di dedicarsi alla produzione del vino per amore (delle Langhe, dove è cresciuta e vive). «Da bambina mia nonna mi descriveva come “dinamica anche da ferma”. – ci racconta Sandra Vezza – Ero così vivace che, anche quando mi obbligavano a stare ferma, seduta, con la mente andavo ovunque. Ho sempre avuto una propensione alle forme d’arte e al design, immaginavo di diventare una stilista. Sono sempre stata appassionata di Gufram, del suo anticonformismo radicale, credo perché la mia identità è sempre stata piuttosto fuori dagli schemi e anticonvenzionale; sono fatta così!». E anche quando decide di fondare la sua cantina, non passa inosservata: «Il mio desiderio era creare una cantina che rispecchiasse me e il mio grande amore per il design e l’arte. Non pensavo potesse suscitare questo scalpore e, in occasione dell’inaugurazione, abbiamo immaginato una campagna di comunicazione proprio ironizzando sui primi commenti negativi ricevuti.

Erano frasi in piemontese, come “Mì, lì ‘ndrinta, e-i beut nen ij pé” (non penso di andarci!).

La cantina, invece, unisce la sua estetica dichiaratamente pop a una forte attenzione al territorio delle Langhe. I due piani fuori terra sono di 200 mq ciascuno, mentre tutti gli spazi produttivi sono ipogei. Questo ci ha permesso di preservare il paesaggio e recuperare terreno per i fi

lari di viti». E prosegue: «Produrre il Barolo, signore indiscusso di un territorio riconosciuto in tutto il mondo, è per me grande motivo d’orgoglio sia per il mio profondo attaccamento a questa terra che per la tradizione di questo grande vino.

Mio nonno da piccola mi portava a passeggiare tra i filari, e ancora oggi le vigne sono per me un luogo dove andare a rifugiarmi, per pensare e riflettere, in contemplazione di un paesaggio spettacolare
che cambia ogni mese dell’anno».

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