La penisola delle Eccellenze

Matteo Righetto è un artista profondo e capace di raccontarci l’intenso viaggio che lo porta a scoprire nuovi aspetti di se stesso. Le Montagne del Cadore diventano il suo rifugio, il suo isolamento, l’occasione per un percorso interiore particolare e tutto da vivere. “Poco più di un anno fa si pensava che l’inverno fosse ormai alle spalle ed eravamo tutti pronti a rivivere i sentimenti di rinascita evocati da ogni primavera. Invece accadde improvvisamente ciò che tutti sappiamo: le ombre di un nuovo tempo si allungarono sulle nostre vite riportandoci nuovamente indietro, facendoci ripiombare nel cuore di una singolare e interminabile stagione fredda, più buia che mai. Dovemmo segregarci in casa, rintanarci come fanno gli animali del bosco in fuga dai grandi predatori, chiuderci nelle nostre profonde angosce che ci hanno rapidamente sbaragliato”. Da questa riflessione profonda di Matteo Righetto nasce la web serie “L’Anno dei 7 inverni”, la nuova produzione digitale del Teatro Stabile del Veneto disponibile a partire dal 15 marzo, ogni giorno, sui canali social del teatro, che racconta in 7 episodi il periodo di isolamento trascorso dallo scrittore padovano nel borgo dolomitico di Colle Santa Lucia nel Fodòm, durante i lunghi mesi della pandemia. Un piccolo paese di montagna con meno di 400 abitanti è il luogo in cui Righetto ha vissuto tutte le fasi dell’emergenza sanitaria a partire dal primo lockdown di marzo 2020 fino ad oggi. Un tempo infinito in cui di fatto è come se fossero passati per tutti, indipendentemente dal luogo, 7 lunghi inverni in letargo, distanti dalle relazioni umane, dalla quotidianità e nel caso dello scrittore solo a contatto con la natura e la sua montagna. Un’esperienza quasi eremitica che ha dato vita alle sette puntate della web serie diretta da Marco Zuin e con le musiche di Giorgio Gobbo. Girati in una baita del posto, tra i boschi del Fodòm e la valle di Colle Santa Lucia gli episodi riportano alla luce la relazione ancestrale che lega l’uomo alla natura, un rapporto grazie al quale Righetto riscopre l’attenzione verso le piccole cose, il silenzio e la semplicità della montagna, i ricordi di famiglia e dell’infanzia, elementi su cui riflette per tendere a una nuova humanitas capace di rifondarsi sulla conversione ecologica.