Le curiosità sull’attività vulcanica dell’Etna: quando la montagna brontola

A Catania e dintorni i cittadini convivono da sempre con l’intensa attività dell’Etna, vulcano tra i più attivi al mondo. Si può dire in un certo senso che la paura delle eruzioni, più che comprensibile, viaggi di pari passo con un legame straordinario che i catanesi hanno da sempre con quello che considerano un compagno di viaggio, romanticamente parlando un componente della propria famiglia. Potrebbero i siciliani fare a meno dell’Etna? Certamente no, sembra paradossale ma è così.
Tra i movimenti vulcanici quasi quotidiani che si registrano nel catanese, in questo nostro viaggio di curiosità geologiche e scientifiche, ci sono i parossismi.
I parossismi sono una manifestazione tipica dell’attività vulcanica dell’Etna: la montagna inizia a vibrare e brontolare man mano che il magma risale il condotto, fenomeno che prende il nome di tremore vulcanico; il gas trascina con sé ingenti quantità di roccia fusa, sparandola in alte fontane e producendo una caduta di cenere e pomice sul territorio circostante. La lava ricade poi sulle pendici della bocca eruttiva formando poderose colate, e generalmente dopo qualche ora l’attività diminuisce e il vulcano torna nel suo torpore.
Secondo le rilevazioni dell’Ingv di Catania, la sorgente del tremore rimane confinata sotto il cratere sud-est nell’intervallo di profondità compreso tra 2.900 e 3.000 metri, e l’incremento del tremore è stato accompagnato da una violenta attività infrasonica con segnali di ampiezza elevata. Il cratere di sud-est è parzialmente collassato durante il picco di attività.
Tuttavia, pare questo evento definito parossismo, che capita periodicamente, non sia particolarmente preoccupante dal punto di vista della pubblica sicurezza: le fontane di lava raggiungono un’altezza di molte centinaia di metri, ma la colata lavica si dirige al solito verso la Valle del Bove, una conca in alta quota ben distante da qualunque centro abitato.
Infatti si tratta di una delle attività più intense da diversi anni a questa parte, ma le conseguenze riguardano soprattutto la pioggia di cenere che ha interessato e che interessa gran parte della provincia di Catania, spingendosi fino alle porte di Siracusa e provocando spesso anche la chiusura temporanea dell’aeroporto locale di Fontanarossa.

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