Le leggende dei draghi italiani, nella religiosità cristiana simboleggiavano la lotta del bene contro il male

Leggende affascinanti avvolgono le figure dei draghi, creature nate in epoche antiche dall’immaginazione dell’uomo che cerca nel soprannaturale le spiegazioni a fenomeni che non conosce e che interpreta attraverso la categoria del mistero. In Italia i Draghi hanno attraversato due grandi filoni culturali storici: i riti pagani del medioevo e la religiosità cristiana, dove il drago era visto come l’incarnazione del male pronta allo sconto con la figura di un santo o la Madonna stessa. Creature esotiche, animali sconosciuti dalle fattezze e dimensioni impressionanti, arrivati attraverso chissà quali peripezie in territori dove non si erano mai visti, hanno certamente sconvolto chiunque li avesse incontrati in quei luoghi isolati e selvaggi nei quali si erano adattati a vivere. E le leggende di orrendi mostri alati, enormi serpenti acquatici ed esseri famelici divoratori di uomini e animali si sono moltiplicate e diffuse in ogni angolo del mondo radicandosi nelle tradizioni popolari. In Italia, di cui il libro illustra le creature mitologiche oggetto delle leggende di tutte le regioni, le storie pagane si sono mescolate con quelle del cristianesimo, attraverso le figure di santi cavalieri come San Giorgio. Altre storie, invece, si legano ad eventi storici realmente accaduti che vedono la figura del drago coprotagonista nel bene e nel male. Una delle leggende più popolari italiane è quella del Drago di Terravecchia. Il Drago di Terravecchia viveva in un acquitrino malsano, terrorizzava la popolazione e divorava bambini. Fu ucciso dalla Madonna del Carmine, che apparve in cielo con una lancia e squarciò il drago liberando l’ultima vittima.  Nelle notti di tempesta, dal fondo del torrente dov’è sepolto il Drago, ancora se ne può udire il mugghio. La vera pasquetta a Terravecchia si festeggia il martedì dopo Pasqua, quando il popolo si reca in processione, lungo un percorso di circa km 2, fino alla chiesetta di Santa Maria ove è conservata una tela settecentesca. Si tratta del quadro della Madonna del Carmine, patrona del paese, che raffigura la Vergine con in mano una lancia che uccide un mostro a forma di rettile, mentre dal suo ventre esce un fanciullo.

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