la penisola delle Eccellenze

Dalla forma irregolare ma dalla grandezza inusuale, soprattutto dal profumo unico, il limone campano di Amalfi è unico al mondo e rappresenta di certo un nostro patrimonio enogastronomici straordinario. La buccia spessa, i pochi semi, il succo incredibile tra il dolce, l’amaro e l’acre. Pasticceria, aziende di liquori, ristorazione, non possono farne a meno.

La Costiera Amalfitana e la sua macchia mediterranea costituiscono uno scenario unico per la coltivazione del limone: chi vi si reca non può non restare affascinato dalla presenza di insediamenti, giardini e terrazzamenti, caratterizzati da muri costruiti a secco con l’utilizzo di pietre calcaree.

Le condizioni climatiche miti hanno reso possibile la tanto fruttuosa coltivazione del limone nella terra Amalfitana.

Fresh lemons with lemon leaves

Non soltanto i favorevoli fattori climatici hanno reso possibile la grandezza delle coltivazioni, ma anche l’assiduo lavoro dell’uomo: grazie al lavoro durato secoli perpetrato dalla classe agraria, oggi la Costa Amalfitana si presenta in tutta la sua bellezza e ricchezza, tanto da aver portato, nel 1997, al riconoscimento della Costiera come patrimonio dell’Umanità tutelato dall’UNESCO.

Inoltre, la tutela del prodotto amalfitano, sia in Italia che sul territorio comunitario, è garantita dal Consorzio di Tutela Limone I.G.P. Costa d’Amalfi, costituitosi nel 2002.

Il limone Costa d’Amalfi è tutelato dal marchio Indicazione Geografica Protetta (I.G.P.), che assicura l’origine e la qualità del prodotto storicamente e tradizionalmente riconosciuti dal mercato.

Il limone è un agrume che notoriamente viene coltivato in maniera molto proficua lungo la Costiera Amalfitana. Già nell’epoca della Repubblica Marinara di Amalfi, la Costa vantava un elevato numero di agrumeti.

Lo stato aveva rapporti commerciali con i più importanti porti del Mediterraneo e con gli Arabi, ai quali proponeva proprio il limone: il prezioso agrume veniva venduto sia per le sue proprietà utili in ambito medico, sia per la sua versatilità in ambito gastronomico.

Il limone di Amalfi, inizialmente, veniva chiamato “citro”. Soltanto a partire da XIII secolo inizia ad essere denominato con una parola di origine araba, ossia “limunzello”.

L’influenza araba ha fatto sì che la Scuola Medica Salernitana iniziasse a praticare esperienze scientifiche importate dal mondo arabo per le quali era richiesta l’introduzione dei limoni amalfitani.

L’utilizzo dell’agrume in ambito medico, e non solo, comincia a diffondersi maggiormente proprio in seguito a queste esperienze, dalla seconda metà del XIX secolo, quando gli abitanti della Costa cominciarono a smerciare il limone in zone più distanti.

Da questo momento il limone in questa zona d’Italia ha cominciato ad essere coltivato e venduto massicciamente.

Italian liquor with lemons and cream

Oggi è conosciuto con il nome di Sfusato Amalfitano ed è intimamente legato alla splendida terra in cui viene coltivato. La sua esportazione nei mercati esteri, in particolare quelli di Stati Uniti, Russia e Francia, risale al 1860.

La coltivazione di grandi quantità di limoni impegnava l’intera popolazione della Costa: le persone erano addette a lavori di coltivazione, produzione e commercializzazione, senza contare i lavori impegnativi per la costruzione dei terrazzamenti.

Il frutto è caratterizzato da una forma ellittica allungata, la buccia è liscia e color giallo citrino. Il peso dei frutti si stima sempre dai 100 gr in su.

L’aroma e il profumo sono intensi e molto forti, il succo abbondante e molto acido, si presenta  giallo paglierino e con pochi semi.

Il limone in Costa d’Amalfi viene tutt’oggi coltivato nel pieno rispetto delle tecniche agrarie tradizionali, facendo crescere le piante di limone nei terrazzamenti tipici, chiamati “macerine”.

La coltivazione avviene sotto impalcature di pali di castagno, di altezza variabile, i quali vengono protetti nei periodi freddi per evitare che le piante siano sottoposte al freddo.

Le piante sono posizionate a debita distanza l’una dall’altra: in ogni ettaro coltivato sono presenti più di 800 piante, a cui corrisponde una capacità produttiva massima di 35 tonnellate di limoni.