RUBRICHE

L’incredibile patrimonio Unesco di Alberobello

trulli, tipiche abitazioni in pietra calcarea di Alberobello, nella regione meridionale italiana della Puglia, sono notevoli esempi di costruzione a sbalzo in pietra a secco, una tecnica costruttiva preistorica ancora in uso in questa regione. Queste strutture, risalenti già alla metà del XIV secolo, sono caratterizzate da tetti piramidali, a cupola o conici formati da lastre di calcare a sbalzo. Sebbene i trulli rurali siano presenti lungo tutta la Valle d’Itria, la loro massima concentrazione e gli esempi meglio conservati di questa forma architettonica si trovano nel comune di Alberobello, dove sono presenti oltre 1500 strutture nei rioni del Rione Monti e dell’Aja Piccola.

La proprietà comprende sei appezzamenti di terreno che si estendono su una superficie di 11 ettari. I lotti di terreno comprendono due rioni della città (quartieri o Rione Monti con 1.030 trulli ; Rione Aia Piccola con 590 trulli ) e quattro sedi specifiche ( Casa d’Amore ; Piazza del Mercato ; Museo Storico ; Trullo Sovrano ).

L’estensione e l’omogeneità di quelle aree, la persistenza delle tecniche costruttive tradizionali, insieme al fatto che i trulli sono ancora abitati, fanno di questa proprietà un eccezionale Paesaggio Storico Urbano.

I trulli (singolare, trullo ) sono tradizionali capanne in pietra a secco con tetto a sbalzo. Il loro stile di costruzione è specifico della Valle d’Itria in Puglia. I trulli erano generalmente costruiti come rifugi temporanei da campo e magazzini o come abitazioni permanenti da piccoli proprietari terrieri o braccianti agricoli.

I trulli sono stati costruiti con pietra calcarea grossolanamente lavorata scavata in loco durante il processo di creazione di cisterne nel sottopavimento e da massi raccolti dai campi vicini e affioramenti rocciosi. Tipicamente, gli edifici sono di forma rettangolare con tetto a sbalzo conico. Le pareti imbiancate dei trullisono costruiti direttamente su substrato roccioso calcareo e realizzati con la tecnica del muro a secco (cioè senza l’uso di malta o cemento). Le pareti sono costituite da una doppia pelle con anima in macerie. Un portone e piccole finestre bucano le pareti. Un camino interno e nicchie sono incassati nelle spesse pareti. Anche i tetti sono a doppia pelle, comprendenti una pelle interna a cupola di pietra a forma di cuneo (usata nella costruzione di un arco o di una volta) sormontata da una pietra di chiusura; e un cono esterno a tenuta stagna formato da lastre calcaree aggraffate, detto chianche o chiancarelle. La struttura del tetto si appoggia direttamente sulle pareti mediante semplici squinches (archi angolari) consentendo il passaggio dalla struttura muraria rettangolare alle sezioni circolari o ovali dei tetti. I tetti degli edifici spesso portano segni mitologici o religiosi in frassino bianco e terminano con un pinnacolo decorativo il cui scopo è scongiurare influenze malvagie o sfortuna. L’acqua viene raccolta tramite grondaie sporgenti alla base del tetto che deviano l’acqua attraverso una lastra canalizzata in una cisterna sotto la casa. Rampe di stretti gradini in pietra danno accesso ai tetti.

trulli di Alberobello rappresentano una tradizione costruttiva in pietra a secco, plurimillenaria, diffusa in tutto il bacino del Mediterraneo. Insediamenti rurali sparsi erano presenti nell’area dell’attuale Alberobello circa mille anni fa (1000 dC). Gli insediamenti crebbero progressivamente fino a formare i borghi degli odierni Aia Piccola e Monti. A metà del XIV secolo il territorio di Alberobello fu concesso al primo conte di Conversano da Roberto d’Angiò, principe di Taranto, in riconoscimento del servizio prestato durante le crociate. Entro la metà del XVI secolo il rione Monti era occupato da una quarantina di trulli, ma fu nel 1620 che l’insediamento iniziò ad espandersi, quando il Conte dell’epoca, Gian Girolamo Guercio, fece costruire un forno, un mulino e una locanda. Alla fine del XVIII secolo la comunità contava oltre 3500 persone. Nel 1797 terminò il dominio feudale, fu adottato il nome di Alberobello e Ferdinando IV, re borbonico di Napoli, assegnò ad Alberobello lo status di città regia. Trascorso questo tempo la costruzione di nuovi trulli declinò.

Tra il 1909 e il 1936 parti di Alberobello furono protette dalla designazione come monumenti del patrimonio.

POTREBBE INTERESSARTI